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Crisi economica. I neo-liberisti stanno portando il mondo (e l’Italia) alla rovina

 

Oggi su “L’Unità” Stefano Fassina, economista del Pd inviso alla corrente cosiddetta “liberal”, quella dei Morando e degli Ichino tanto per comprenderci, che lo vorrebbe dimissionato, scrive ciò che qualsiasi persona onesta e con qualche conoscenza economica dovrebbe riconoscere: la dottrina neo-liberista sta portando il mondo (e l’Italia) alla rovina. Secondo Fassina continuare a progettare manovre depressive come quella del governo Monti, che prelevano soldi soprattutto dalla massa del lavoro dipendente e delle pensioni, lasciando sostanzialmente intatti i grandi patrimoni e i grandi redditi, non fa altro che incrementare la crisi economica, che è soprattutto una crisi della domanda aggregata (consumi, investimenti delle imprese e spesa pubblica).

Tutti i dati macroeconomici ci dicono che il mercato interno dei Paesi industrializzati è fermo perché i consumatori, in crisi da reddito e con aspettative decrescenti, non acquistano se non lo stretto necessario per la sopravvivenza. Eppure, di fronte ad una tale evidenza, i neo-liberisti, come Alesina-Giavazzi, continuano a ritenere che si sia fatto ancora poco dal lato della spesa e che sia necessario tagliare teste (soprattutto pubbliche), salari, stipendi e pensioni. Paul Krugman, il guru dell’economia globale, ripete ossessivamente da mesi che le cure da cavallo rischiano di uccidere definitivamente l’economia dei Paesi sviluppati. Insomma, ci troviamo nella situazione paradossale in cui, secondo i neo-liberisti, la crisi può essere superata soltanto rafforzando quegli strumenti che l’hanno determinata e cioè liberalizzando i licenziamenti (e quindi rafforzando il pessimismo nelle aspettative) e programmando riforme strutturali che taglino la spesa e che quindi incidano sul Welfare State (pensioni e assistenza), esattamente ciò che ha contribuito grandemente alla più criminale concentrazione dei redditi mai sperimentata dal secondo dopoguerra ad oggi. Non solo, ma nemmeno una parola viene spesa per favorire una regolamentazione delle transazioni speculative sui mercati finanziari, andando così ad incidere sulle rendite di banche e intermediari finanziari, responsabili diretti della crisi dei titoli tossici. Al contrario, la manovra montiana prevede sostanziosi sconti sul pagamento dell’Ici proprio a favore di istituti di credito e assicurativi. Di più: i grandi patrimoni in Italia dormono sonni tranquilli, perché nessuno li toccherà. Per i neo-liberisti sono il giusto premio alla libertà economica. Per pensionati e salariati, invece, il premio non può che essere l’estinzione anticipata: come i dinosauri.

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