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Maurizio Belpietro, alias Mento di pietra, e le sue balle economiche

 

C’è un modo sicuro ed efficace per stare nel giusto e per non rischiare di dire cose poco intelligenti. Bisogna andare in edicola ed acquistare una copia di “Libero”. Lo so, non è una bella cosa (fra l’altro, il giornale incassa un cospicuo finanziamento statale) ma occorre farlo. Aprire bene il foglio e leggere attentamente il titolo di apertura; subito dopo passare all’editoriale del direttore Maurizio Belpietro, detto anche Mento di pietra. Fatta questa operazione, si può utilizzare la carta acquistata come meglio si crede e in qualsiasi ambiente domestico. L’essenziale sarà adottare, per quel giorno, un pensiero esattamente contrario a quello espresso da quel giornale. Saremo sicuri di dire una cosa giusta e intelligente.

Tanto per dire, nel numero di oggi, “Libero” titola: “Ci tassa e assume statali”; il catenaccio: “Il Governo prepara concorsi per 12.500 insegnanti e 400 forestali. Il contrario di quanto dovrebbe fare. Così rischiamo una recessione pesantissima: oltre 5 punti di Pil in cinque anni”. Mento di pietra si riferisce all’ipotesi, fatta dal ministro dell’istruzione, di bandire, dopo tredici anni (un periodo geologico per qualsiasi settore economico), un concorso per assumere nuovi insegnanti, più giovani di quelli attualmente in forza nella scuola italiana. Per Mento di pietra è sbagliato, perché nello Stato (ma quanto è offensiva quella parola urlata come insulto “statali”!), non bisogna assumere più nessuno per almeno i prossimi quarant’anni. La scuola che ha in mente il direttore di “Libero” è un edificio dove i ragazzi entrano con l’i-pad,  le carte piacentine e quelle per il burraco, si siedono sui loro banchi e iniziano i tornei, mentre altri pomiciano con le loro ragazze ed alcuni preparano aerei di carta. In assenza di professori, che nel frattempo sono tutti morti in età avanzata ed alcuni con il catetere sotto la cattedra per il rinvio della pensione, la scuola di Belpietro avrà finalmente raggiunto gli standard qualitativi che da sempre il berlusconismo auspica per incrementare finalmente le iscrizioni nelle scuole private in franchising con il “Cepu” o in quelle cattoliche gestite dagli eredi di don Verzè.

Siamo poi curiosi di sapere quale guru dell’economia abbia passato a Mento di pietra la notizia che assumendo 12.500 insegnanti si rischia una recessione pari a 5 punti del Pil. Il suo fruttivendolo o la cartomante (con rispetto parlando)? Già, perché la teoria economica dice esattamente il contrario: l’aumento degli occupati incide positivamente sui consumi e, quindi, sulla domanda aggregata. Infine: qualcuno dovrebbe avvertire lo scaltro Maurizio che, fino ad ora, al Pil ci hanno pensato i suoi amati Berlusconi e Tremonti e non è stato un bello spettacolo!

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