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Fermiamo la Lega Nord. Vuole la disgregazione dello Stato. È un partito eversivo

 

“Il Colle più lontano dalla gente” titola un taglio basso de “La Padania” oggi in edicola, facendo riferimento al supposto “fallimento” dell’Unità d’Italia così apprezzata dal nostro Presidente della Repubblica. Il titolo di testa, invece, recita: “Monti ci toglie il pane di bocca”, con riferimento alla crisi dei consumi natalizi.

Che cos’è, questo, giornalismo, informazione o cos’altro? Forse, propaganda? Credo che il vocabolario della lingua italiana non sia adatto a definire questo genere di articoli, nemmeno la parola “mistificazione” è sufficiente a descrivere questo genere di operazioni, foraggiate peraltro doviziosamente dallo Stato “centralista” e cioè da “Roma ladrona” (“La Padania” ottiene infatti il finanziamento pubblico).

Ma i leghisti non si stanno fermando ad esprimere il loro dissenso a parole. Bossi ha annunciati nei giorni scorsi che il Nord avrà presto un suo esercito e una sua moneta e che cercherà di convincere i governatori di Veneto, Piemonte, Lombardia, Valle D’Aosta, Trentino ad organizzare la secessione, con la formazione di una macroregione e chiedere subito le credenziali per il riconoscimento da parte di altri Stati esteri. Bossi per ora punta ad una divisione “soft” con il centro-sud, sul modello ceco-slovacco ma continua a minacciare il ricorso alle armi e alla guerra civile.

Che cosa si aspetta a indagarlo? Che cosa ci vuole di più perché le sue azioni comincino ad interessare i carabinieri e la magistratura? Negli anni Novanta, il pubblico ministero Guido Papalia mise sotto accusa 41 dirigenti leghisti, alcuni dei quali sono ancora sotto processo, anche se il governo Berlusconi ha pensato bene di sminare la norma chiave, l’articolo 241 del codice penale. Con una legge del 2006, infatti, si modificò la prima parte di questo articolo, che puniva con l’ergastolo chiunque si adoperasse per disgregare lo Stato italiano. Dopo la modifica, è punibile soltanto chi lo fa ma “con atti violenti”. I leghisti ancora non hanno compiuto “atti violenti” ma parlano di “esercito” e forse torneranno a parlare di “fucili”. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.

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