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Abdul Marfuz in carcere a capodanno, una barbarie come quello di Lele Mora

 

Chi è Abdul Marfuz? Un personaggio che non esiste, o meglio una persona che potrebbe esistere, la somma di più persone. Un marocchino, venticinque anni, per campare in Italia spaccia droga. È stato già espulso più volte come clandestino ma lui ritorna sempre, solo che cambia città italiane dove esercitare il suo mestiere. Vìola e continua a violare parecchie norme del nostro codice penale ed è per questo che è in carcere. Solo che ora è in attesa di giudizio e il pubblico ministero è andato in ferie e se ne riparlerà dopo capodanno. Dovrà subire ancora qualche giorno di custodia cautelare.

Una barbarie? Secondo i garantisti alla Pigi Battista o alla Claudio Velardi, senza dubbio, si tratta di un orrore. Solo che è tale quando riguarda non persone come Abdul Marfuz ma come Lele Mora. Anche l’ex agente dei vip è in carcere, come Abdul, dopo aver patteggiato una pena a oltre quattro anni di reclusione per bancarotta fraudolenta ed ora attende una decisione favorevole per gli arresti domiciliari che, invece, arriverà non prima del 4 gennaio. Voi direte: ma lo spaccio è un reato più grave della bancarotta fraudolenta. Forse, ma la detenzione di Mora non è un carcere preventivo perché una condanna l’ha già avuta, anche se soltanto in primo grado. Ma il punto non è nemmeno questo. Il punto è: perché c’è tanto razzismo in Italia? Perché i nostri garantisti alla Battista e alla Velardi non pubblicano mai un articolo in cui condannano la carcerazione preventiva dei tanti Abdul Marfuz, costretti a trascorrere il capodanno nelle patrie galere? Cos’è che li induce a rimanere in silenzio, il colore della pelle o il fatto che sono africani, quindi di una schiatta diversa da quella alla quale appartiene Lele Mora? Se la carcerazione preventiva è una barbarie, lo è per tutti o soltanto per quei detenuti con la pelle bianca? O meglio: con la pelle bianca e con autorevoli amicizie e, in casi per i quali ugualmente si sono spesi i nostri garantisti (come quello del miliardario Silvio Scaglia), anche con un rilevante conto in banca. Personaggi come questi sono innocenti “a prescindere”. Il carcere preventivo, l’orrore denunciato da Pigi Battista l’altro ieri sul “Corriere della sera” (che gli ha poi dovuto ricordare la condanna in primo grado a seguito di patteggiamento chiesto dallo stesso Mora, perché Battista non ne era informato), è appunto un orrore solo quando è applicato a loro. Forse, per Abdul ci vorrebbe anche il taglio delle mani.

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