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Se Berlusconi molla la Lega e questa diventa come la Südtiroler Volkspartei

 

Chissà, forse anticipiamo troppo i tempi ma a noi lo scenario sembra questo. La caduta del governo Berlusconi è stata soprattutto la caduta della Lega e, personalmente, di Umberto Bossi. Il lento e indefesso lavorìo di “moral suasion” di Giorgio Napolitano ha consentito la formazione di un governo di tecnici con il compito di traghettare la seconda Repubblica verso la terza, in un sistema politico tripolare, dove l’aggregazione sviluppatasi intorno a Pierferdinando Casini diventerà il vero ago della bilancia, come succede oramai in molti sistemi parlamentari nel mondo.

Tutto ciò consentirà ai partiti politici di fare a meno della Lega, o per meglio dire, al centro-destra di allontanarsi dagli imbarazzanti fascisti verdi del Nord e dalle loro inventate mitologie padane. Anche se, ovviamente, è impossibile fidarsi di Silvio Berlusconi, sembra evidente anche a molti esponenti del Pdl che l’alleanza con la Lega è stato il vero tallone di Achille della loro coalizione, esattamente come lo fu per Prodi quella con “Rifondazione comunista” nella seconda metà degli anni Novanta. Bossi e i suoi hanno impedito molte delle riforme che il Pdl aveva in mente ed hanno praticamente bloccato l’attività parlamentare pur di imporre un modello confuso e molto costoso di federalismo fiscale, la loro vera e propria monomania, tramite il quale, peraltro, asserivano che anche la crisi economica sarebbe stata combattuta più efficacemente. Ora, poi, è ancora più chiaro che il federalismo fiscale era solamente il paravento per nascondere la mai sopita richiesta di secessione, di per sé anticostituzionale, che ovviamente tornerebbe alla ribalta subito dopo una nuova alleanza vincente con i berlusconiani.

In altri termini, anche al neo-segretario Angelino Alfano starebbe ora di fronte e in modo assai netto la possibilità di abbandonare al proprio destino i bossiani per tramutarli in qualcosa di simile alla SVP, cioè una decina di deputati, o forse anche meno, ininfluenti per le sorti dell’Italia e del tutto fuori dalla macchina decisionale dello Stato.

D’altronde, la Lega ha prodotto i guasti peggiori alla storia italiana, rafforzando un clima di razzismo e di segregazione nei confronti del nostro Meridione e degli stranieri per molti versi sconosciuto ad un Paese civile e tollerante come il nostro. Sarebbe dunque ora di non sfruttarne più il potenziale elettorale, come ha fatto surrettiziamente Berlusconi per conservare il potere, ma metterli lì, fra le cianfrusaglie molto fastidiose e oramai prive di interesse della seconda Repubblica.

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