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Parola d’ordine liberalizzare. Benvenuti nella giungla Italia

ROMA – Liberalizzazione sinonimo di privatizzazione, apertura, autorizzazione, deregolamentazione, deregulation e tanti altri termini più o meno riconducibili alla cosiddetta fase 2 che il governo Monti intende intraprendere a breve. 

Una di queste, lo ha annunciato proprio ieri alla trasmissione “Porta a Porta” il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, è la “liberalizzazione su tutti i settori come l’energia, le assicurazioni, i trasporti, le farmacie, i notai e perfino l’acqua”. Un provvedimento che l’esponente istituzionale ha addirittura definito d’urgenza.
Pensare che vogliono liberalizzare perfino il servizio pubblico delle nostre risorse idriche, sul  quale gli italiani si sono già espressi nel recente referendum respingendo con forza ogni forma di gestione privata.
Ma siamo sicuri che questo governo stia intraprendendo la strada giusta per far ripartire la “crescita” del Paese, per riconquistare almeno un briciolo di credibilità all’estero? Obiettivo alquanto  incerto almeno nel nostro Paese. La liberalizzazione – secondo il governo – sarebbe la giusta ricetta per rilanciare un’ipotetica concorrenza e quindi far ripartire l’economia italiana. Siamo davvero sicuri sia così?

Viviamo in Italia, in un sistema economico al cui interno la liberalizzazione finisce sempre per penalizzare soprattutto le piccole imprese che non ce la faranno a tenere il passo con i grandi. Sarà la solita guerra dei prezzi e anche degli orari ad armi impari. I primi, già ben radicati in un determinato settore, come ad esempio quello commerciale dove si continuerà ad abbattere i costi  attraverso i soliti metodi: chi con la delocalizzazione importando a basso costo dai paesi orientali e da quelli dell’Est Europa, mentre i secondi saranno incapaci di tenere il passo sulla spietata concorrenza e si prospetterà l’inevitabile chiusura.  

Si parla di liberalizzazione dei trasporti dimenticando la disastrosa deregulation del settore aereo, durante la quale si affacciarono compagnie  private che dovevano essere a tutti i costi competitive secondo le leggi economiche del libero mercato. La deregulation alla fine provocò la cancellazione di regole basilari anche consolidate, come l’abbassamento della qualità dei servizi offerti, l’annullamento di tutele e garanzie dei lavoratori e nei confronti dell’utenza.  Alcune compagnie low cost sono degli esempi  emblematici sui danni che può provocare una selvaggia liberalizzazione, specie se non esistono delle regole di partenza ben definite e rispettate da tutti i soggetti.

E di regole ce ne sono ben poche quando liberalizzare e speculare vanno a braccetto. Non dimentichiamo anche il fenomeno antropologico della corruzione, uno dei mali italiani che anche quest’anno  ha fatto scivolare il Paese al 67mo posto nella classifica di Transparency International e nemmeno la burocrazia,  altro male che rallenta se non addirittura blocca completamente il sistema Italia.
Anche le cosiddette corporazioni verranno toccate e per questo alcuni dei loro appartenenti  sono già in fibrillazione, pronti a dar battaglia fino all’ultimo sangue. Come quella dei tassisti, le cui difese saranno appoggiate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, come ha annunciato questa mattina durante un’intervista. Insomma anche qui ampliare l’offerta attraverso escamotage alquanto discutibili, come quello di regalare una licenza ai tassisti in modo che la possano rivendere per recuperare il valore della licenza originale. Insomma ricette che lasciano basiti per la mancanza a monte di semplici regole impostate fin dall’inizio, in cui lo stato avrebbe dovuto avere un controllo molto più rigido sulla vendita di tutte le professionalità che ora vengono coinvolte.

E poi ci sono le farmacie, i notai, i distributori di benzina, in cui – sempre secondo Catricalà – sarà necessario aumentare la “pianta organica”, aumentando di conseguenza la concorrenza fra professionisti per consentire ai clienti di poter usufruire di prezzi più a buon mercato. Ritorniamo al solito punto.
Insomma benvenuti nella giungla delle privatizzazioni dove il più furbo avrà la meglio.

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