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Bobo Maroni emarginato. Forse la Lega si disgrega (per nostra fortuna)

 

Ogni tanto arriva qualche buona notizia. Dopo la caduta di Berlusconi, forse arriverà la disgregazione della formazione politica più antidemocratica e più vicina ad un’organizzazione interna di tipo paramilitare-fascista. Ovviamente stiamo parlando della Lega Nord, un raggruppamento (non si può parlare di “partito”, perché l’articolo 49 della Costituzione fa riferimento al “metodo democratico” che deve caratterizzare i partiti e i bossiani non sanno nemmeno cosa sia la democrazia) che ha sgovernato questo Paese per diciassette anni, con suoi ministri e un potere di ricatto enorme nei confronti di un imbelle premier, incapace di tenere testa ai Bossi e ai suoi soldatini Calderoli, Castelli, Reguzzoni et alia.

Ieri il senatur, o forse il “cerchio magico” che ne eterodirige le mosse, ha praticamente deciso di far fuori l’ex ministro degli interni, Roberto Maroni, dopo il suo voto affermativo alla richiesta di arresto di Nicola Cosentino. Maroni non potrà più partecipare ai comizi delle camicie verdi, l’anticipo di una probabile espulsione. Maroni, però, non sembra isolato nella Lega e si prospetta una rivolta dalla base, che ovviamente non ha gradito la “libertà di coscienza” annunciata da Bossi ai suoi per salvare dalla galera Cosentino. Ora, per arginare la marea montante della protesta dei militanti, il cerchio magico si sta inventando la storia che, in realtà, a salvare Cosentino sarebbe stata la sinistra e molti deputati del Partito democratico. Il voto segreto non consente una verifica ma sono più gli indizi che ci annunciano che il cerchio magico mente: a cosa sarebbe servito l’incontro di lunedì fra Bossi e Berlusconi? E perché Bossi non ha dato l’ordine ai suoi di votare a favore dell’arresto dell’ex coordinatore campano del Pdl?

A questo punto, l’ulteriore buona notizia sarebbe quella di una Lega in via di tumulazione e i suoi militanti in vacanza permanente sulle montagne svizzere (infatti, ci siamo sempre chiesti perché non emigrano lì, visto che amano così tanto quel Paese). Una disgregazione del “partito del Nord” non è infatti per niente peregrina: Maroni vorrebbe consolidare la sua presa sulla base con un congresso che il cerchio magico non farà mai celebrare. Figuriamoci! L’ex ministro degli interni si illude, dopo trent’anni di militanza non ha ancora capito di che pasta è il suo partito, dove, come accadeva nella Russia sovietica, nella Germania nazista e nell’Italia mussoliniana, il dissenso non è ammesso. Anzi, è compresso fino allo strangolamento.

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