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Fascisti a Milano. Ne parliamo con Saverio Ferrario

MILANO – L’estrema destra a Milano, dal dopoguerra a oggi, da Ordine Nuovo a Cuore Nero. Dazebao ne parla a distanza di poco tempo dalle aggressioni di Firenze e Trieste,  con Saverio Ferrario, gestore del  sito osservatoriodemocratico, ed  autore di “Fascisti a Milano”, il testo pubblicato con la Biblioteca Franco – Serantini di Pisa.

Il testo  prende le mosse dall’assassinio, ancora senza colpevoli, del giovane neofascista Alessandro Alvarez nei pressi di Milano, nel marzo 2000. 
Tra estremismo e malavita, fu anche indagato un ex terrorista nero. Con il supporto di una ricca documentazione giudiziaria si  viaggia  nell’estrema destra milanese, riannodando storie e figure del passato: la “banda Cavallini” dei primi anni Ottanta, il reclutamento di mercenari per le guerre d’Africa, l’accoltellamento di un consigliere comunale nel 1997, fino agli anni più recenti, segnati dall’espandersi del fenomeno naziskin, dall’ infiltrazione nelle curve, ma anche da episodi inquietanti quali l’organizzazione di un attentato a un magistrato antimafia. In questo percorso si evidenziano i legami politici e personali che continuano a collegare il mondo della destra radicale con quello della destra istituzionale.

E’ scontato, ma gli chiediamo il motivo della scelta dell’argomento.
“ Non è una storia politica del neofascismo milanese, ho riportato solo alcuni passaggi, dei caratteri di fondo,  di alcuni gruppi clandestini che, fin dall’immediato dopoguerra, hanno  rifiutato il metodo democratico e hanno perseguito un impianto molto violento.  Non dimentichiamo che proprio qui il fascismo nacque ufficialmente,  il 23 marzo 1919, a Piazza San Sepolcro, all’interno di Palazzo Castani, attualmente sede della Questura. E’ la città dove si sono combinate le stragi, quella del 12 dicembre 69, e quella davanti alla Questura, del maggio 73, e unica città del Nord che ha visto la “maggioranza silenziosa”.
La strategia della tensione non fu un insieme di atti di scriteriati bombaroli, ma un programma protetto e finanziato da alti apparati dello Stato. Proprio  davanti alla Camera del Lavoro, nel piazzale antistante  c’è la lapide della portinaia dello stabile,  Stella Zuccolotto, una militante comunista poco più che ventenne,  che venne assassinata mentre  andava a una riunione di portinai.”

C’è un parallelo tra neofascismo di ieri e di oggi?

“Il neofascismo di questi anni non si è rinnovato, si ripete in forma quasi noiosa. Non dimentichiamo che Milano è la città dove l’ M.S.I è nato, e la città dove, tra la fine degli anni 60 e l’inizio dei 70, ha giocato le sue   carte:  il 12 dicembre 1969 una bomba collocata in una valigetta  esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana , stroncando 16 vite;  88 feriti gravi; è stata anche la città dove il 29 aprile 2010 ha visto sfilare in prima fila, noti esponenti politici, durante la prima manifestazione paranazista mai vistai.  Perché sono queste persone che si infiltrano nella Lega Nord,  oltre che nel  Pdl, ma che scendono a patti con la malavita e con le  mafie. Da sempre le ‘ndrine hanno avuto rapporti con i fascisti, anche sul piano elettorale. E per il golpe borghese si mosse la mafia. Oggi la Dia ha scoperto la contiguità tra neofascisti milanesi e organizzazioni mafiose.  Comunque, per ricostruire i fatti , mi sono documentato proprio sugli archivi della Questura di Milano, studiando appunti, resoconti.”

Un movimento  che cavalca l’ondata razzista, ma qual’è il profilo del neo militante dell’estrema destra?
“ Si passa dai neofascisti di San Babila, figli di papà, ai neomonarchici, ai neonaziskin di periferia , in una combinazione tra piani alti e piani bassi della società.  Assume  diverse connotazioni: Forza nuova,  ha radici cristiane, altri invece sono legati a riti pagani.  Comunque, si punta ai giovani, muovendosi  tra le discoteche, le palestre, gli stadi. Ma anche i centri sociali, come Casa Pound. Ma quello di Milano non è minimamente paragonabile a quella di Roma, è molto più piccolo. “  Scrive il giornalista Paolo Berizzi: “I modelli di riferimento sono nomi “di richiamo”: Remo Casagrande, picchiatore missino degli anni ’70, Cesare Ferri, accusato e poi assolto per la strage di piazza della Loggia a Brescia, e Maurizio Murelli, condannato per aver ucciso nel 1973 un poliziotto a Milano.”

“ Se non sei web-supporter di Casa Pound, non sei bravo”, recita RBN, la radio di  vivamafarka.com.
Ma “Milano ha le risorse per reagire e lo ha anche dimostrato” conclude Ferrario.

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