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La coalizione delle mezze cartucce

 

Oramai siamo alle comiche finali. Ci aspettiamo le torte in faccia, gli inseguimenti con le cadute, l’acqua che scroscia da una pompa divelta e inzuppa i protagonisti, oramai ridotti a brandelli di pagliacci. Che cosa altro ci si può aspettare da due fenomeni del palcoscenico quali Umberto Bossi e Silvio Berlusconi? Anche fisicamente, sono oramai l’immagine di un Politburo del tempo brezneviano, con i soldatini assisi in basso che votano alzano la mano di taglio, tutti allineati e solerti. Il primo dice all’altro di essere una “mezza cartuccia”  perché non ha il coraggio di disarcionare Mario Monti, l’unica persona seria rimbalzata a Palazzo Chigi, oltre Prodi, negli ultimi diciotto anni. Lui, il magnate di Arcore che risponde con eleganza, facendosi eco da solo ma essendo sempre sicuro di avere in mano il vecchio alleato, o meglio di stringere nel pugno le sue gonadi, come accade, dicono alcuni, dall’inizio del terzo millennio per una storia di acquisizione di marchi politici.

Da uno che dice di aver sempre odiato il “teatrino della politica” non c’è male. Ma l’immagine che emerge dalla pantomima leghista è assai netta. Il Pdl, dopo la nomina a segretario di Angelino Alfano, si sta lentamente ma progressivamente convincendo della necessità di abbandonare per la loro strada i leghisti, destinati ad un declino irreversibile, pari a quello fisico del loro fondatore. L’alternativa è l’Udc di Pierferdinando Casini per costruire un nuovo partito cattolico. Se, oltre ad abbandonare la Lega, Alfano abbandonasse anche la metà del ceto dirigente pidiellino (i Sacconi, i Brunetta, i Tremonti, le Gelmini), quello che ha dimostrato un’incapacità stellare nella gestione della cosa pubblica, si potrebbero perfino inviare gli auguri. Perché, forse, il futuro politico italiano è legato a questa possibilità: un bipolarismo attenuato, con un centro-destra (Pdl-Udc) e soprattutto con un leader credibile e preparato (insomma, il contrario di Berlusconi) e un centro-sinistra (Pd-Sel-Idv e sinistra ecologista) che si contendono la competizione elettorale, con una legge del tutto diversa dal “porcellum”, esattamente quello che accade nella maggior parte dei Paesi membri dell’Unione europea (con l’esclusione del Belgio).

In questo modo, con un Pdl finalmente trasformatosi da ramo di azienda a partito, con radicamento sociale anche nel Settentrione, si potrà finalmente archiviare la dannosa esperienza del “ partito del nord” e riportare la dialettica fra maggioranza e opposizione entro ambiti accettabili. Soltanto in questo modo l’infausto ventennio berlusconiano potrà essere relegato dagli italiani nel recinto degli incubi.

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