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L’onore del maschio

Lui è un dirigente. Probabilmente gioca a golf  e colleziona maglie di cachemere. Avrà una bella casa, una barca, una macchina di lusso; nessuna restrizione economica.

Da un anno ha una relazione con una “escort”, leggi prostituta. Lei è rimasta incinta per ben due volte e si è sempre rifiutata di abortire. La prima volta lui l’ha presa a calci nella pancia per risolvere il problema dopo che, presumibilmente, le aveva promesso del denaro, regali e altro senza riuscire a convincerla. La seconda volta (ma i preservativi griffati Bulgari a cosa servono?), l’ha fatta rapire da malviventi con la complicità di un amico per procurarle un aborto. Questo gentiluomo ora è in prigione. Mi chiedo cosa lo ha spinto a mettere in scena una tale violenza. Ha avuto paura per la sua “immagine” pubblica, la sua splendida reputazione? Ha provato orrore all’idea di avere un figlio da una prostituta? Sua madre  avrebbe un infarto se sapesse chi è la donna che frequenta e di chi sarebbe potuto diventare nonna? Ma visto i risultati e la sua incarcerazione, non è peggio ora? Che uomo è uno che fa abortire la madre di suo figlio a calci nello stomaco? Dopo tutto, ha scelto lui una “escort” per compagna.  Molti uomini, quando hanno denaro, sono abituati a comperare tutto, persino la morte. Disprezzano le donne  che usano e gettano a loro piacere ritenendole oggetti, esseri inferiori. In realtà hanno paura e vivono in un piccolo, malsano universo che hanno costruito a misura loro e convivono con il peggio di loro stessi distruggendo e distruggendosi. Probabilmente quando uscirà dal carcere nessuno si ricorderà della sua storia e neppure del suo volto. La mamma, gli amici avranno incolpato la “escort” di tutte le responsabilità e finalmente la chiameranno puttana.

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E’ notte fonda. Una ragazza cerca di tornare a casa dopo una serata passata con gli amici. All’improvviso un balordo  la spinge malamente in un vicolo buio. La picchia e la violenta. La ragazza pietrificata dallo spavento non urla, nè si difende pietrificata dall’orrore. Lui, dopo l’oscena brutalità, si ricompone e prima di allontanarsi scrive su un pezzetto di carta il suo numero di cellulare che le lascia. Si sente fico, gagliardo; un vero macho. Evidentemente pensa che la sua prestazione sia stata magistrale, tale da lasciare un ricordo indelebile alla donna che giace a terra ancora tramortita e boccheggiante: per quale motivo se non per la sua straripante virilità ? Non lo sfiora lontanamente il pensiero che ciò che ha appena fatto sia un reato, un’ignobile violenza che si chiama stupro e che lascerà un segno atroce nell’anima di quella sconosciuta per sempre. Lui già ha dimenticato e fischietta contento di sè. Di fronte all’assoluta inconsapevolezza, all’amoralità, il degrado, la bestialità si rimane attoniti, spiazzati: è troppo. La rabbia, l’indignazione vanno in frantumi. Dove sono cresciuti questi maschi, da quale madre e da quale padre sono stati allevati? Quali mostri si affacciano nella loro mente? Nulla. Sono tranquilli come quei grossi bovini nell’erba grassa che rigurgitano i bocconi lentamente, soddisfatti e imperturbabili. Che idee hanno elaborato riguardo alle donne; pensano che non sono nulla o meno di nulla, pezzi di carne viva, vasi di coccio per soddisfare i loro istinti e poi prenderli a calci e frantumarli. Cosa è successo a questi maschi nella loro infanzia, quale degrado, quale violenze hanno subito a loro volta per reiterare il male?

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Adriano Celentano ci informa che regalerà il suo compenso per la partecipazione al festival di San Remo; tale cachet sarà devoluto in parte a Gino Strada e alla sua organizzazione Emergency e infine alle famiglie bisognose che verranno individuate e scelte dai sindaci di varie regioni e comuni. Anche Roberto Benigni, giunto su un cavallo bianco alla rassegna canora l’anno scorso, aveva annunciato alla stampa e alla televisione che avrebbe donato parte della sua retribuzione a varie associazioni di beneficenza compreso l’ospedale di San Remo. Forse, prima di esibirsi a cavallo, temeva qualche incidente o malore. Tuttavia, l’ospedale, a quanto pare, non ha ancora ricevuto nessun contributo da parte sua. Pubblicizzare le proprie “intenzioni  benefiche” mi riempie di tristezza e malumore. Cari Celentano e Benigni, nessuno vi ha chiesto  di giustificare i vostri compensi che farebbero vivere intere famiglie per anni. Perchè non tacete? Adoperatevi veramente, in silenzio, per aiutare chi soffre, chi ha bisogno e placate la vostra coscienza nell’ombra.

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