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Albano laziale, un paese dove scarseggia l’acqua. Come in Africa

 

Nel Comune dove vivo (ma ancora per poco), alle porte di Roma, ci sono più o meno gli stessi amministratori da trent’anni. Diciamo che sono cresciuti e invecchiati nelle strade adiacenti il palazzo comunale, chi ha fatto il sindaco, l’assessore, il presidente del consiglio comunale, il consigliere. Molti di loro hanno fatto il Grand Tour dei partiti, vecchi e nuovi e, a seconda delle esigenze, hanno fatto (e disfatto) giunte di destra, di sinistra, di centro, di giù e di su, essendo la geografia una variabile largamente dipendente, così come le loro convinzioni politiche.

In massima parte, queste persone sono inette (per non dire d’altro). Basti pensare che nel Comune di cui dico, così come in quelli limitrofi, ripetute volte manca l’acqua corrente. D’estate, gli inetti riferiscono che fa troppo caldo (“Ma quando mai ha fatto un caldo così?”), d’inverno riferiscono che fa troppo freddo (“Ma hai visto che gelo?”), leggermente più imbarazzati sono nelle stagioni di mezzo, ma una soluzione la trovano sempre: colpa dell’Acea, colpa delle pompe di scarsa qualità, colpa dell’Enel che non fa manutenzione.

L’unica cosa che dimostrano di saper fare benissimo è produrre concessioni edilizie. Un Comune con non più di 40 mila abitanti ha visto crescere, negli ultimi cinque anni, interi quartieri di “villette” (così le chiamano abitazioni di 80 metri quadrati, delle quali un terzo sta sottoterra; abituano i loro abitanti alla pace eterna), dove andranno a vivere migliaia di persone che, per essere sempre fornite di acqua, dovranno dotarsi di enormi cisterne perché l’acqua corrente manca sempre. Naturalmente il Comune deve portare lì i servizi e le fognature.

Eppure, nonostante un’emergenza idrica continua (un evidente ossimoro), i politici di questo Comune non se ne occupano mai. Forse potrebbero costituire un consorzio con gli altri Comuni che hanno lo stesso problema e chiedere un mutuo (magari alla Cassa Depositi e Prestiti) per ammodernare la rete idrica, forse potrebbero almeno organizzare assemblee con i cittadini, discutere con loro per trovare una soluzione. Sono lì da 30 anni e le cose che potevano fare erano tante. Ma quando li guardi e gli chiedi conto della loro inerzia, ti rispondono tutti allo stesso modo: non possiamo fare nulla, è tutto in mano all’Acea (anche quando l’Acea non c’era), le tubature sono vecchie (ma non si possono rifare?), piove troppo poco, piove troppo spesso, e poi, ovviamente: fa troppo caldo.

In questi giorni di freddo, faceva sensazione osservare decine di persone raccogliere secchiate di neve per liberare i loro water. Mi sono vergognato per gli inetti.

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