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Ieri Marco Travaglio, nel suo solito editoriale su “Il Fatto”, ha usato parole durissime contro “Repubblica”. Motivo del contendere? Quei “rosiconi” del quotidiano romano non  hanno gradito lo scoop di Marco Lillo sulle minacce di morte al Papa. «I rosiconi non si perdono d’animo e giocano con le parole – scrive Travaglio Repubblica, per nascondere le parole “Fatto” e “quotidiano”, si esercita in tripli salti mortali carpiati con avvitamento. Occhiello sul giornale: “In tv spunta un documento: ‘ Attentato al Papa’”. Ecco com’è nata la notizia: è spuntata». Il “Corriere della sera” non avrebbe fatto di meglio. In tutti i giornali, in altri termini, sarebbe prevalsa una violenta gelosia professionale, nei confronti del quotidiano diretto da Antonio Padellaro, che tocca il suo apice quando i suoi redattori riescono a fare meglio di altri il mestiere per cui sono retribuiti.

In effetti, dopo che giovedì sera si era avuta un’anticipazione dello scoop durante “Servizio pubblico”, la trasmissione televisiva multi-piattaforma di Michele Santoro co-prodotta proprio da “Il Fatto”, faceva impressione, la mattina dopo, appurare come nessun quotidiano riportasse la notizia in prima pagina. Tanto che, ad un lettore poco esperto, sicuramente sarà venuto in mente che tutta la faccenda fosse soltanto una bufala, proprio perché nessun altro organo di stampa l’aveva presa sul serio.

Ed invece le cose non stavano affatto così. Il documento pubblicato dal quotidiano di Travaglio era autentico, piuttosto si poteva nutrire più di un dubbio sul suo contenuto. Ma qualsiasi altro giornale al mondo lo avrebbe pubblicato. Quindi, il comportamento degli altri quotidiani italiani è stato al di sotto di qualsiasi forma intelligente di vita. Una concorrenza giornalistica che si rispetti, infatti, avrebbe dovuto comportarsi in ben altro modo: innanzitutto dare la notizia con il dovuto risalto e, subito dopo, mobilitare vaticanisti e cronisti di punta per scoprire qualche altro risvolto inedito di una vicenda gravissima. Interviste, fotografie, storie, soprattutto in un momento in cui in Vaticano sta bollendo più di una pentola pronta a cuocere a fuoco lento qualche alto prelato o futuro candidato al soglio di Pietro.

“ Repubblica” ha invece assunto la posizione di Don Ferrante di fronte alla peste: “Gli scoop o sono sostanza o accidenti. E dato che soltanto noi rappresentiamo entrambi questi elementi, soltanto noi possiamo scoprire qualcosa di inedito. Quindi, lo scoop altrui non esiste”.

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