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Istat. Disoccupazione in Italia sotto i 25 anni la più alta dopo la Spagna

 

Dai dati riportati oggi dall’Istat nel corso dell’audizione alla commissione Bilancio della Camera dei deputati in relazione alla disoccupazione in Italia non c’è davvero molto da rallegrarsi.

Tornando indietro al 2010, ovvero ai dati presentati in occasione del rapporto annuale dell’Istat (maggio scorso), i più colpiti dalla crisi risultano essere sempre i giovani si parla infatti di qualcosa come  80 mila occupati giovani in meno in circa nove mesi.

 

Tuttavia per quel che riguarda i giovani tra i 18 e 29 anni, il tasso di disoccupazione sembra essere sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo, però, «almeno 11 punti percentuali» al di sopra del tasso di disoccupazione complessivo, questo è quel che ha affermato appunto Enrico Giovannini, Presidente dell’Istat. Se si prende però in considerazione invece la fascia di età 15-24, come proposto dall’Unione europea, la disoccupazione sale invece al 31%, e questo risulta essere il dato più alto dopo la Spagna. 

 

I dati si aggravano in relazione al lavoro femminile.  Infatti meno di una donna su due lavora nel nostro Paese e solo il 30% nel Sud, nonostante  che dal 1995 al 2008 si sia assistito a un aumento quasi ininterrotto dell’occupazione femminile. Le donne, inoltre, continuano ad essere occupate in lavori precari molto più frequentemente degli uomini così come permangono in condizioni di precarietà molto più a lungo nel tempo.

 

La distanza dell’Italia dai principali paesi europei nei tassi di occupazione, evidenzia inoltre che «nonostante i progressi compiuti, resta estremamente elevata: circa 16 punti percentuali in meno rispetto a Francia e Spagna». Specularmente, il tasso d’inattività delle donne italiane, ricorda il presidente dell’Istat, «rimane tra i più alti in ambito europeo, determinando un’incidenza relativamente modesta della disoccupazione femminile e pari al 9,6%, un punto al di sopra della media nazionale, anche se con una punta del 15,4% nel Mezzogiorno». Per definire le strategie complessive per l’occupazione, secondo Giovannini, «è necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro». Esiste, ad esempio, «una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza». Le  così dette “dimissioni in bianco” «hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita». 

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