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ROMA – Esattamente due settimane, è questo il tempo che è intercorso tra due differenti divieti di utilizzo di medicinali emo e plasmaderivati emessi dall’AIFA per possibile rischio di contaminazione con sospetta Encefalopatia Spongiforme (malattia di Creutzfeldt-Jakob). L’ultimo divieto è stato diramato giovedì 9 febbraio, segue appunto di sole due settimane quello del 24 gennaio scorso e riguarda ben 29 lotti di 5 differenti prodotti emo e plasma derivati, tutti dell’azienda Kedrion. Questa volta la segnalazione del problema all’interno del servizio di vigilanza è venuta da Modena: qui il servizio di medicina trasfusionale ed immunoematologia ha segnalato il caso di un paziente in vita che potrebbe essere affetto della malattia e sul quale si stanno facendo i necessari accertamenti.

Nel frattempo tutti i pool di emoderivati e plasmaderivati in cui è confluito il sangue del donatore devono essere bloccate. Le confezioni di emo o plasmaderivati appartenenti ai lotti oggetto del divieto di utilizzo (clicca qui per la lista completa) devono essere accantonate, in attesa di ulteriori indagini, che potrebbero portare ad una revoca del divieto qualora sia accertato che il donatore non è affetto dalla forma variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob. In tal caso le confezioni potrebbero essere ancora utilizzabili entro la data di scadenza riportata in etichetta. 
Come di consueto – anche un po’ troppo di consueto ultimamente – l’AIFA specifica che “si tratta di un provvedimento cautelativo, emanato in attesa dei risultati delle verifiche in atto e adottato a seguito di consolidate azioni di monitoraggio volte a ridurre ogni rischio, anche solo ipotetico, per la salute dei pazienti.  L’eventualità di una trasmissione della forma variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob attraverso l’utilizzo dei medicinali emo o plasmaderivati, allo stato attuale delle conoscenze, non é mai stata dimostrata”. Quindi anche se il rischio non può essere considerato a livello ‘zero’ l’Aifa fa presente che le misure precauzionali adottate e i dati in possesso fino ad ora rendono il rischio estremamente teorico. Tuttavia invita i pazienti “a rivolgersi al proprio medico curante che non avrà alcuna difficoltà a prescrivere delle altre confezioni, in conformità al provvedimento cautelativo adottato da AIFA”.

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