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Processo Mills. Berlusconi prosciolto per prescrizione

MILANO – Un colpo alla ferro e uno alla botte è il finale del processo denominato Mills. Il Tribunale di Milano, dopo due ore di consiglio, ha decretato la prescrizione per il processo più discusso negli ultimi anni dichiarando il “non doversi procedere” spiegando che “il reato è estinto per intervenuta prescrizione”. Il collegio giudicante, dopo 5 anni di dibattimento, non ha ritenuto l’ex premier  innocente dall’accusa di corruzione in atti giudiziari, ma ne riconosce l’impossibilità a procedere per termini scaduti.

Nella sentenza di primo grado, i giudici non hanno identificato alcuna condizione per poter assolvere l’imputato che, viceversa, avrebbe avuto una formula favorevole.
La sentenza recita: “il tribunale di Milano, visto l’art. 531 cod. di Procedura Penale, dichiara di non dover procedere nei confronti di Silvio Berlusconi in relazione del reato ascritto, perché lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione”.
Le parti coinvolte insoddisfatte
La particolare sentenza non soddisfa entrambi le parti. L’avv. Longo, difensore dell’accusato, fa sapere che impugnerà la sentenza e farà ricorso. Gli avvocati Ghedini e Longo nell’arringa hanno chiesto “assoluzione nel merito perché il fatto non sussiste”. Il pm Fabio De Pasquale che aveva chiesto per l’imputato 5 anni di reclusione, qualche attimo dopo la sentenza amareggiato dichiara: “inutile commentare”.

L’anomalia italiana
La prescrizione di oggi è l’emblema di una anomalia tutta italiana che pur riconoscendo il reato, ammette “l’impotenza” a procedere.  E’ noto che la prescrizione è uno dei maggiori limiti italici per la lotta contro la corruzione. Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione, ritiene i tempi brevi della prescrizione “un ulteriore anomalia negativa dell’ordinamento italiano – sottolineando che “di fatto è arduo accertare responsabilità penali con sentenza definitiva di condanna, prima della maturazione della prescrizione per molti reati, anche di rilevante gravità sociale”. Di questo avviso anche l’Ocse che il 12 gennaio ha esortato l’Italia ha “realizzare un adeguato prolungamento dei termini di prescrizione.
Gomez e Feltri commentano la sentenza
Il giornalista Peter Gomez del Fatto Quotidiano indignato commenta: “questo reato è stato prescritto perché nel 2005 Berlusconi si è fatto una legge, ex Cirielli che ha ridotto a pochi anni il periodo di prescrizione per gli imputati incensurati. Senza quella legge oggi il processo avrebbe avuto altri due anni – e prosegue – non c’è paese al mondo in cui la prescrizione non smetta di decorrere  dal momento in cui è iniziato un processo, semplicemente perché se la polizia o la magistratura e i cittadini hanno speso tanto denaro per individuare un imputato, non ha senso che quel processo non si concluda”.
Di tutt’altro avviso Vittorio Feltri di Libero: “Nessuno stupore perché si sapeva che le cose sarebbero andate così, quindi non sono spiazzato dalla sentenza. Già ieri sera e nei giorni scorsi si facevano delle previsioni. Anche tutti i cronisti giudiziari erano dell’idea che sarebbe stato prosciolto per avvenuta prescrizione – e conclude – è chiaro che a questo punto, dopo tanti anni e tante udienze, e tanti quattrini spesi è evidente che non si poteva neppure assolvere Berlusconi per non aver commesso il fatto. Anche l’opinione pubblica ha le sue esigenze per cui si è trovata questa scappatoia,  che per altro sta in piedi perché è evidente che gli anni sono trascorsi.”
In sintesi la sentenza di oggi è la versione della “botte piena e la moglie ubriaca”, in bilico nella bilancia della giustizia; lontano dalla certezza di pena dove il cittadino non trova più riferimento.

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