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Val di Susa. Un corteo imponente. L’unità si trasformi in progetto nazionale

ROMA – Ieri pomeriggio ho partecipato alla manifestazione in val Susa: enorme, colorata, pacifica e consapevole della propria forza. Sindaci, molti, e movimento uniti come non si vedeva da tempo; una risposta che non ammette repliche a chi, per l’ennesima volta con i recenti arresti, ha tentato di criminalizzare e intimidire il movimento.

Troppo per un governo cogestito da PDL e PD, gli azionisti politici di riferimento delle aziende che gestiscono gli appalti della TAV in una logica totalmente bipartisan. Gli stessi partiti che hanno rinnovato come un solo uomo la fiducia ai vertici della polizia condannati nei processi per il G8 di Genova. Gli stessi vertici che hanno ordinato l’assalto a sangue freddo nella stazione di Torino contro chi rientrava a casa dopo la manifestazione.
Un blocco di potere che vede al governo uomini (e donne) provenienti dai consigli di amministrazione delle principali banche, dai fondi finanziari internazionali, da consulenze d’oro con multinazionali interessati direttamente al giro d’affari che ruota attorno alla TAV.

Non molleranno l’osso facilmente. La recente intervista del capo della polizia lo spiega chiaramente: per riprendere i lavori hanno esplicitamente messo in conto incidenti di percorso, ossia l’incolumità della popolazione della valle è un optional che può essere ignorato.
Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che lo scontro attorno alla TAV, va ben oltre l’alta velocità e la sola val Susa: lo scontro, il confronto, è con chi vuole spendere 20 miliardi per la TAV e altri 20 per i cacciabombardierei F35 mentre taglia le pensioni di 900 euro, precarizza il lavoro, taglia lo stato sociale e difende i grandi burocrati dello Stato con una pensione annuale di 568.000 euro.
Non c’è alternativa: o pagano loro o paghiamo tutti noi.
Il corteo di ieri ha raccolto, non solo idealmente, forze diverse fra loro, sindacali, associative, politiche, centri sociali ecc. attorno ad un unico obiettivo. Forse varrebbe la pena di riflettere se questa unità deve proprio fermarsi solo all’imbocco della valle e non può invece produrre qualcosa di più ampio a livello nazionale. La situazione odierna e le settimane che ci aspettano richiedrebbero urgentemente un simile passo.

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