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No Tav. Ma quale lotta ideologica. Il buon senso è morto

ROMA – I dati emersi in questi ultimi anni parlano chiaro. L’opera dell’Alta velocità in Val di Susa non s’ha da fare, o meglio sarebbe bene evitarla. Non è una posizione ideologica quella degli abitanti della vallata – come tanti pensano – , bensì una scelta dettata esclusivamente dal buon senso.

E il pericolo ambientale che minaccia questo territorio e i suoi abitanti  emerge dai tanti rapporti rintracciabili in rete, prodotti da comitati scientifici, da medici, da geologi, da ambientalisti.  Qui, infatti, le rocce parlano. Basta saperle ascoltare e il messaggio non è certo dei più confortanti, perchè scavare un tunnel significa mettere in serio pericolo la salute delle popolazioni locali. L’amianto e l’uranio contenuti nelle montagne e l’aumento esponenziale dell’ossido di azoto e dei particolati nell’aria renderanno questa bellissima vallata in un luogo di morte, almeno per chi ci vive.  E poi le falde acquifere alcune situate proprio dove gli escavatori romperanno la roccia per realizzare le gallerie. Senza dimenticare le colate di cemento che renderanno impermeabile il terreno, (le ultime alluvioni insegnano ndr) .  Non lo dice un gruppo di esaltati dai centri sociali che – secondo alcuni – lottano in questa terra per chissà quali motivi politici, ma dei medici, degli studiosi che dopo aver approfondito l’argomento hanno lanciato un allarme ben preciso: “Non toccate la val di Susa”.

In un rapporto stilato pochi mesi fa i sanitari hanno  previsto un aumento esponenziale dei problemi respiratori, patologie legate all’ossido di azoto inclusi i tumori. E questo già sarebbe sufficiente per dire “no” a quest’opera inutile. Ma non solo. Pensiamo anche ai costi,  miliardi di euro che graveranno sulle tasche degli italiani proprio nella drammatica situazione economica che l’Italia sta attraversando. Momento peggiore non poteva esserci per cui la domanda sorge spontanea: “E’ indispensabile la Tav?” Alcuni la vedono come una fonte di sviluppo e di reddito per essere al passo con i tempi, altri come un’opera totalmente inutile. Insomma, soldi buttati al vento, perchè questo progetto risale agli anni ’90 e oggi le cose non sono più come prima e la consapevolezza di quello a cui si sta andando incontro dovrebbe essere cristallina.

Invece no, è d’obbligo il condizionale perchè il buon senso è morto e sepolto, specie quando ci sono i soldi di mezzo. Dopo l’esproprio i lavori di ampliamento del cantiere di Chiomonte continuano. Niente riesce a frenare questa macchina infernale che tutta la politica ha alimentato con proclami più o meno convincenti. Dalla destra alla sinistra tutti hanno contribuito a sostenere un’opera oggi più che mai insostenibile.
Non sono servite a nulla le manifestazioni, etichettate come azioni di facinorosi. Nemmeno i pianti davanti a una fila di poliziotti di donne, anziani e bambini che chiedevano il rispetto della loro terra, della loro storia.

E nemmeno il drammatico incidente di Luca Abbà, il militante dei No tav rimasto oggi gravemente ferito è riuscito a smuovere le coscienze.
Un ex segretario della Cgil come Sergio Cofferrati oggi commentando la vicenda ha parlato di  gesti estremi  che non sono condivisibili, perchè la vita di ognuno di noi vale molto di più. E la terra in cui vivi non è importante? “
Oppure le farneticanti parole dell’ex ministro di giustizia, il  leghista Roberto Castelli che senza mezzi termini dice “se l’è cercata”.  
Insomma  la prepotenza è l’arma con cui certi personaggi, certi di avere la ragione dalla propria parte, sono abituati a rapportarsi. Da quando è iniziata la protesta e non si parla di mesi fa, bensì di anni, le istituzioni non hanno mai cercato il dialogo, ma hanno adottato il polso duro, tipico di un regime.

E dopo i fatti di oggi la protesta si è allargata sull’onda della solidarietà nei confronti di un militante che è sul letto di un ospedale in coma farmacologico. Dalla Valle di Susa fino a Palermo, passando per Venezia e Pisa migliaia di manifestanti sono scesi in piazza, davanti alle Prefetture, alle più importanti sedi istituzionali  delle proprie città. Sono stati occupati i binari come a Roma, a Bologna e a Ancona, le autostrade, le vie di comunicazioni principali. Un’onda di giovani che hanno fatto sentire la loro voce del dissenso su quanto accaduto. E non è esente nemmeno il web dove i pirati informatici di Anonymous hanno preso d’assalto i siti di Polizia e Carabinieri rimasti per ore irraggiungibili.
Perfino “Libero”, il quotidiano diretto da  Maurizio Belpietro è stato bersagliato da alcuni manifestanti con petardi e fumogeni.

E non è finita perchè sembra che l’obiettivo dei No Tav per le prossime ore sia quello di tentare di bloccare, con diverse azioni, i mezzi per il cambio turno delle forze dell’ordine poste a presidio delle recinzioni della nuova area di cantiere.
Veramente dovevamo arrivare a questo punto? Un tempo si facevano le guerre per pochi chilometri di territorio. E oggi che l’essere umano si è “emancipato” i prati, le colline, i boschi e le montagne non sono quel patrimonio inestimabile che i nostri avi ci hanno lasciato, ma terra bruciata per avidi speculatori senza pietà.

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