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Nell’era della impresentabile destra italiana dobbiamo sopportare anche un ex ministro degli interni, al secolo Roberto Maroni, che dalla sua pagina su facebook, chiede a gran voce le dimissioni del ministro degli esteri Terzi, dopo il fallito assalto delle teste di cuoio inglesi in Nigeria che è costata la vita al nostro connazionale, l’ingegnere Lalimonara. Scrive con notevole faccia tosta Maroni: «Dopo la figuraccia sui marò il governo (per nulla) autorevole dei professori si fa prendere per il culo dagli inglesi nella tragica vicenda dell’italiano ucciso in Nigeria: ‘Nessuno ci aveva informati del blitz’ si lamenta il ministro degli esteri Terzi (che intanto manda a scuola i figli con l’auto blu). Ma che ci sta a fare uno così alla Farnesina? Dimissioni subito!!!». Gli ha risposto a tono il ministro degli esteri Giulio Terzi: «Maroni farebbe meglio a occuparsi delle vicende interne alla Lega e spiegare cosa sta accadendo a Milano, invece di distogliere l’attenzione parlando di vicende che non conosce».

A parte i tre punti esclamativi (comprensibili nei leghisti che riescono a parlare e a scrivere correttamente soltanto in padano), Maroni farebbe meglio a rimanere in silenzio, dopo la condanna che l’Italia, rappresentata indegnamente dal governo di cui faceva parte, ha subito con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo il 22 febbraio scorso. La Corte, infatti, ha condannato all’unanimità il nostro Paese per avere ripetutamente respinto in mare gli immigrati, in particolare nel “caso Hirsi”  del 2009, quando furono respinte verso la Libia 24 persone, violando in questo modo l’articolo 3 della Convenzione sui diritti umani che governi più civili di quello berlusconiano avevano controfirmato in passato e che quindi doveva essere rispettata.

La politica sull’immigrazione, voluta fortemente proprio da Maroni, prevedeva questo tipo di azioni, che avrebbero dovuto segnare, secondo i cervelli nordici, la fine del «buonismo politico» della sinistra, con la riconsegna nelle capaci mani del macellaio Gheddafi – loro buon amico e sodale – di migliaia di africani disperati che cercavano scampo alla fame e alle malattie chiedendo ospitalità al nostro Paese.

La Lega voleva fermarli direttamente in mare, applicando le uniche maniere che conosce, quelle forti, calpestando ogni norma del diritto internazionale comune e del diritto della navigazione. Norme del tutto estranee alle tradizioni culturali dei militanti di questo partito.

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