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ROMA –  “Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino”, è una piece  autobiografica recitata da Giuseppe Ayala, tratta dal suo omonimo libro edito da Mondadori.

Malgrado l’accento tragico il ritmo è incalzante,   veloce,   lascia nello spettatore una grande commozione. Il pubblico del teatro Quirino dopo un lungo applauso,  si è alzato in piedi richiamando sul palco il protagonista,  che invano ha cercato di calmare la platea: “Non sono abituato” ha detto l’ ex sostituto procuratore della repubblica,  visibilmente emozionato. Accanto a Giuseppe Ayala l’attrice Francesca Ceci, valida spalla, bene incastonata nella scenografia  di poche sedie e di una magnolia: pianta che cresce a via Notarbartolo 23, la casa dove abitava Giovanni Falcone.

Nei fatti quello di Giuseppe Ayala, oltre che testimonianza storica, è un autentico pezzo di teatro, ed è la sua intrinseca poesia a renderlo toccante.  Il magistrato ricostruisce le vicende del pool antimafia di Palermo, gli uomini che ne fecero parte,   racconta piccolezze quotidiane,  come le  battute demenziali di Falcone dette per gioco a sua figlia quando aveva otto anni. L’ accento   sincero,  umano,   conferisce pathos   alla narrazione che, sottolineata dalla sapiente colonna sonora,  ha il ritmo del thriller: Ayala dice come nacque il pool, la strategia del giudice Caponnetto, Paolo  e Giovanni giudici istruttori, lui pubblico ministero,  pur in gruppi distinti, il loro lavoro in sintonia per un obiettivo comune. Nessuno eroe, a muoverli sentimenti come amicizia e lealtà reciproca. Dopo il maxiprocesso concluso nel 1988  – 2.665 anni di condanne e 360 colpevoli, ergastolo per 19 boss –  racconta come il pool antimafia fu dissolto: il governo di allora cominciò a indebolire la polizia giudiziaria, privando i magistrati di uno strumento fondamentale per le indagini. Poi l’ inchiesta sulla strage di via D’ Amelio,  Paolo Borsellino che venne a conoscenza della trattativa Stato-mafia, la necessità di eliminarlo perché di ostacolo…

Lo spettatore percepisce speranze, delusioni, fallimenti, vittorie che appaiono enormi. Il quadro del lavoro svolto dalla magistratura in quegli anni non è fatto di date, sentenze, citazioni, è  professionale ma emozionante e vivo. Soprattutto sfata inesattezze e luoghi comuni, in primis quello per cui furono le stragi a fermare il pool antimafia. “Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di cosa nostra” – afferma Giuseppe Ayala con timbro caldo,   innegabilmente da attore, anche se  ha dichiarato di non voler essere definito tale  – “noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni dello Stato! E venuto il momento di chiarirlo!”.   

CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO
I miei anni con Falcone e Borsellino
tratto dall’omonimo libro edito Mondadori
scritto da Giuseppe Ayala con la collaborazione di Ennio Speranza
con Francesca Ceci
musiche di Roberto Colavalle e Matteo Cremolini
luci Pietro Sperduti
proiezioni Alessia Sambrini
collaborazione al progetto Massimo Natale
regia Gabriele Guidi
produzione Mind & Art Srl

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