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Volkswagen, utili in aumento e salari doppi. È il capitalismo renano, bellezza!

 

Il bilancio della “Volkswagen” ha chiuso il 2011 con utili pari a 15,799 miliardi, esattamente il doppio rispetto al 2010. Ha venduto complessivamente otto milioni di autoveicoli, insediandosi stabilmente al secondo posto dopo la “General Motors” e davanti alla “Toyota”, fabbrica che per molti anni ha detenuto la medesima posizione.

Un operaio metalmeccanico della fabbrica di Wolfsburg ha un salario reale medio che si aggira intorno ai tremila euro, più del doppio di un suo collega italiano di Mirafiori e può aumentare se fa degli straordinari. Il sindacato metalmeccanico, la “IG-Metall”, l’equivalente della nostra “Fiom” in quanto associazione con più iscritti, non solo non è discriminato dall’azienda ma siede nel consiglio di sorveglianza ed ha voce in capitolo sulle politiche e strategie aziendali. In Italia, l’iscritto alla “Fiom” può avere problemi qualora organizzi assemblee della rappresentanza sindacale interna per discutere la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il consiglio di sorveglianza o di amministrazione lo può vedere dai depliant pubblicitari che ritraggono le poltrone degli uffici direzionali.

L’industria automobilistica tedesca delocalizza parti della produzione, in pieno accordo con il sindacato, senza tagliare alcun posto di lavoro. Il conflitto fra lavoratori e datori di lavoro è praticamente assente, così come le ore di sciopero registrate negli ultimi anni. Il modello del “capitalismo renano” non solo ha partorito un tipo di società per azioni (il cosiddetto “ modello duale”, perché incentrato su un consiglio di sorveglianza che approva il bilancio e un’assemblea degli azionisti), poi copiato senza alcun risultato, dal punto di vista della cogestione, dalla legislazione italiana nel 2004, che risulta socialmente efficiente ma ha previsto come indispensabile una equa ripartizione del valore derivante dall’aumento della produttività per addetto fra impresa (capitale) e lavoro, attraverso aumenti salari superiori all’inflazione. Non solo, ma parte degli utili dell’impresa sono investiti, in percentuali impensabili nel nostro Paese, in ricerca e sviluppo che, in settori strategici quali l’autotrazione, risultano indispensabili per battere la concorrenza e rimanere competitivi.

Nel capitalismo renano, il realismo aziendale e l’assenza di steccati ideologici (tipici della destra confindustriale e berlusconiana), consentono di giudicare l’azione del sindacato da ciò che richiede, stemperando in anticipo le contrapposizioni e non rinunciando mai al metodo della concertazione. In Italia, sia il Governo, sia la principale azienda privata, cioè la Fiat, concepiscono il “dialogo”  in questo modo: «Discutiamo ma se non ci mettiamo d’accordo si fa come dico io». I tedeschi sono convinti che un sindacato ostile impedisce all’azienda di fare buone automobili, quindi si evita che lo diventi; in Italia si è convinti che un sindacato ostile va semplicemente emarginato e possibilmente distrutto e, ovviamente, se i nuovi modelli non hanno successo la colpa è soltanto sua.

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