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Fakra Younas, il volto cancellato

ROMA –  Fakra Younas si è suicidata e la notizia è passata quasi inosservata, come il mondo tendesse a rimuovere la macchia della  sua tragica realtà . L’avevo incontrata nel 2005, quando, insieme a Elena Doni, la giornalista che l’ha aiutata a scrivere “Il volto cancellato”,  aveva presentato il libro sul suo incredibile calvario.

Fakra, donna esile, in viso stigmate indelebili:   guardandola veniva da chiedersi come potesse sopportare la vita, infatti non ci è riuscita.

La vicenda di Fakra Younas –  giovane pakistana che il marito, rampollo di una famiglia potentissima, ha sfregiato con l’acido  – ha commosso molte persone. Quella di Fakhra è una storia, per quanto estrema e tragica, drammaticamente diffusa, e non solo in famiglie segnate dal degrado e dalla miseria. La testimonianza raccolta da Elena Doni  parte dall’infanzia difficile di una bambina che non sa esattamente quando è nata, che deve prendersi cura di una madre eroinomane, che a tredici anni per aiutare la famiglia deve darsi a un uomo molto più vecchio, ricco e influente:  l’unico ad assicurarle una qualche forma di protezione e dal quale avrà un figlio. Diventata in seguito ballerina – lavoro tanto ammirato quanto fonte di biasimo – conosce il figlio di un importante uomo politico, che si innamora di lei fino a sfidare le ire paterne e a farsi diseredare per sposarla. Giorni di passione che Fakhra affida con nostalgia dolente all’amica giornalista, ma anche giorni di umiliazioni continue e di violenza che la  porteranno a lasciare il tetto coniugale. Il marito – che vive  da uomo libero e si è persino risposato – sfoga su  lei una rabbia atavica con l’acido.

La rinascita per Fakhra era cominciata in Pakistan. Per aiutarla si era battuta con grande rischio Tehmina Durrani, scrittrice famosa e matrigna del suo stesso sfregiatore, che nella postfazione al libro scrisse:  Quando Fakhra Younas lasciò il marito Bilal, figlio del mio ex marito, lui mise in atto la minaccia tante volte pronunciata contro di me da suo padre. Quelle parole, dimenticate da lungo tempo, balzarono di nuovo alla mia mente, attraversando il tempo e lo spazio, nel momento in cui vidi la ragazza senza volto sulla soglia della mia casa. “Avrei potuto essere io al suo posto” pensai sgomenta.  

Ne “Il volto cancellato” Elena Doni ha raccolto in maniera commossa e fluida la testimonianza avvincente di una vicenda simbolo, iceberg nel mare dell’ignoranza e della prepotenza maschile, in un paese con costumi e tradizioni che pure ci affascinano. Narra la storia vera di una crocefissione e di una resurrezione: di una vittima capace di denunciare i suoi carnefici e di camminare comunque, eroina suo malgrado, a testa alta. Fakhra disse di aver voluto affidare le proprie memorie alla Doni perché, attraverso un libro,  suo  figlio conoscesse un giorno la verità. Un figlio che Fakhra Younas ha cercato di crescere in maniera diversa

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