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Hu Jintao esorta gli imprenditori cinesi: “Investite in Italia”. Nuova frontiera low-cost?

ROMA – Che cosa si cela dietro l’invito di Hu Jintao che ha chiesto agli imprenditori del suo paese di investire in Italia, non è dato a sapere. Certo è che se tale invito arriva niente popo di meno che dall’uomo alla guida della futura potenza economica mondiale, qualche preoccupazione è lecita.

Di sicuro il premier Mario Monti si dev’essere inteso subito con il presidente cinese durante l’incontro bilaterale svoltosi oggi a Seul, tra l’altro non previsto nell’agenda politica. E il professore deve  aver altresì apprezzato notevolmente le parole di Hu Jintao che di fatto suonano di buon auspicio per il prossimo viaggio ufficiale che Monti dovrà affrontare a breve in Cina , dove incontrerà il suo omologo Wen Jiabao .
Hu si è compiaciuto per l’aumento costante dell’interscambio commerciale tra i due Paesi e poi, strano a dirsi, ha espresso  grande apprezzamento  per le misure prese dall’Italia. Viene da sè il riferimento alla riforma del lavoro e assieme a questa la minaccia costante all’articolo 18, su cui si è aperta una battaglia politica e sociale all’ultimo “sangue”.

Sarà mica che Hu Jintao ha pensato tra sè e sè che in Italia si riuscirà veramente a scardinare in breve tempo importanti tutele a garanzia dei lavoratori italiani? Perchè se così fosse troverebbe una strada tutta spianata pronta per il  business community con gli occhi a mandorla per un guadagno facile facile. E così l’Italia potrebbe diventare una succursale della Cina in quanto meno lo si aspetti.

Insomma le nuove frontiere di un low cost “borderline”sono dietro l’angolo e potrebbero riservarci qualche preoccupazione, tant’è che Giovanni Fava, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale da una parte si è detto propenso a  “investimenti cinesi così come quelli di tutti i paesi”, e poi ha aggiunto: “Ma attenzione a dove si fanno gli investimenti: “Non abbiamo bisogno di nuove colonizzazioni, ma di investitori seri che non facciano speculazione ma che investano nel settore manifatturiero, che in questo momento manca di liquidità. E servono investimenti di medio-lungo periodo”.
Sull’argomento è intervenuto anche Carlo Guglielmi, presidente Cosmit: ” Ovviamente  se vengono qua devono sottostare alle nostre regole e mi auguro che, se accordi bilaterali possano essere fatti, ci siano anche degli accordi che riguardano tutta una serie di argomenti. In sintesi, chi investe in Italia deve rispettare le regole su tutti i temi che contraddistinguono sia la vita economica sia la vita culturale del nostro Paese”.
Insomma non sarebbe proprio il caso di vederci recapitare un bel regalo d’investimenti, proprio come quello arrivato  dalle parti di Forlì, un  tempo terra di maestri tappezzieri, dove ora regna il Made in China italiano, con lavoratori senza regole e senza diritti, mentre le nostre aziende italiane che rappresentavano il fiore all’occhiello del settore chiuse, soprattutto per via di una esasperata concorrenza sleale. Insomma una vera e propria jungla di mercato  che fa ancora più paura, specie in questo momento di crisi nera. Perchè a sopravvivere non è il più bravo, ma chi si arricchisce sulla pelle dei più deboli.

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