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Esodati senza pensione, dipendenti senza assistenza fiscale. La cura Monti-Fornero ci manda al cimitero

 

Ogni giorno che passa ci mostra di cosa sia capace un governo di incapaci come questo. Nonostante le cattedre universitarie, infatti, i nostri ministri, capitanati dal bocconiano Mario Monti, non si rendono minimamente conto degli enormi danni che le loro decisioni stanno producendo al Paese, tanto che gli impiegati dei Caf (i Centri di assistenza fiscale), la maggior parte dei quali dotati soltanto di un semplice diploma di scuola media superiore, sono costretti a spiegare ai chiarissimi cattedratici che cos’è la realtà.

Già, perché, gli incapaci del governo, adusi ai loro modelli econometrici e poco avvezzi con quelle noiose dichiarazioni dei redditi (i loro sono talmente alti che abbisognano di specialisti), non si sono resi conto che pensionati e lavoratori dipendenti, che sono riusciti ad acquistare una casa per se stessi e la loro famiglia, quando presentano il 730 nei Caf, ricevono anche la comunicazione dell’importo dell’Ici da pagare. Ora come ora, però, i Caf non sono in grado di farlo perché la scriteriata legge dei chiarissimi ministri non ha calcolato un coordinamento dei tempi, tenendo presente la vastissima platea che richiede l’assistenza fiscale. I Comuni non hanno ancora deciso quale aliquota applicare e così, urlano i Caf, pensionati e dipendenti saranno costretti a fare una prima fila per presentare il 730 ed una seconda per presentare il modello Imu e pagare l’imposta sulla casa.

Come se non bastasse, i chiarissimi ministri, oltre a non sapere minimamente come risolvere i problemi che essi stessi creano, cominciano anche a litigare fra di loro. L’altra sera il sempre presente sottosegretario all’economia Paolillo spiegava ai telespettatori di “In onda” che il problema degli esodati (quei poveri pensionandi che si sono fidati dello Stato, firmando un accordo con le imprese che gli consentiva di andare in pensione con la mobilità lunga) sarà senz’altro risolto dal governo entro giugno. Tutto a posto? Manco per niente perché la chiarissima ministra del lavoro, Elsa Fornero, che restituiremmo volentieri all’Università di Torino in cambio di qualsiasi altra cosa, si è adontata e ha affermato che «se il collega Paolillo ha una soluzione in mente allora ce la comunichi che l’adotteremo immediatamente».

E’ tutto? Per niente, perché, come detto, ogni giorno si scopre una nuova nefandezza della terribile coppia Monti-Fornero. Oggi, ad esempio, si scopre quella delle “15enni”. Chi sono? Sono le attuali sessantenni che, alla fine del 1992, decisero di abbandonare il lavoro con la certezza, data loro dal governo Amato, che raggiunti i quindici anni di contribuzione minima a sessanta avrebbero avuto una piccola pensione. Ora che hanno compiuto gli anni hanno scoperto da una circolare dell’inps che la chiarissima ministra ha abrogato tutto, lasciandole con un palmo di naso. Ci si può immaginare la rabbia di quelle donne (la maggior parte sono di sesso femminile e lasciavano il lavoro per accudire la prole) che hanno perfino versato volontariamente alcuni anni di contributi pur di avere in vecchiaia l’assegno pensionistico. La beffa è che lo Stato, nella persona della chiarissima ministra, non gli restituisce nemmeno i contributi versati!

Chissà come pensano di passare alla storia i chiarissimi ministri che uno scellerato accordo fra centro-sinistra e centro-destra ha deciso di inviare a palazzo Chigi. Noi un’idea ce l’abbiamo, anche se regna un irrisolvibile dubbio. Il peggiore governo della storia unitaria italiana sarà quello di Mario Monti o quello di Silvio Berlusconi?

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