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Auguri di Pasqua in tempo di crisi

ROMA – Durante questa Pasqua ci saranno pochi spostamenti e soprattutto non si verificheranno le solite code ai caselli autostradali come solitamente accade nelle festività.


Il motivo, senza troppi giri di parole, è la crisi, quella che ormai attanaglia migliaia di famiglie, di lavoratrici e di lavoratori, di anziani pensionati, di giovani precari e nuovi disoccupati.
Tutti accomunati dall’inevitabile crollo di una società che ha basato i suoi principi nel consumismo di un mercato globale senza regole. Peccato che oggi – ripercussioni ambientali a parte –  questo optional sia la prerogativa di pochissimi eletti. Neppure chi lavora può sentirsi appagato, perchè come  ripete all’infinito Maurizio Landini della Fiom Cgil “oggi il paradosso è di essere poveri anche quando si ha un lavoro”. Non è un caso se i sondaggi – e questa volta carta canta –  danno i salari italiani come i più bassi d’Europa. Insomma tra inflazione cavalcante che  ha toccato il livello più alto nell’agosto 1995, almeno secondo l’Istat,  e il peso del carovita, ovvero il divario sempre più consistente tra  l’andamento delle buste paga e la dinamica dei prezzi, c’è poco da sperare. E c’è poco da sorridere anche alla tanto agognata ‘crescita’, quella a cui fa sempre riferimento il professore Mario Monti,  il premier che un tempo  si diceva capace di tirar fuori l’Italia da questo schiacciante peso economico ordito – neanche troppo in sordina – dalle banche con le loro speculazioni finanziarie e il sostegno di politici compiacenti bramosi di potere e successo. E il premier sembra non voler vedere oltre alle regole finanziarie dello stesso mercato per il quale ha sempre fatto il tifo.

Perfino la Confindustria inizia a prendere le distanze dal professore della Bocconi senza lesinare critiche alle recenti modifiche al Ddl sulla riforma del lavoro.

La cosa certa è che per uscire da questa crisi non possiamo più pensare di ripristinare quello stato di cose che ci ha fatto precipitare in un pozzo senza fondo. Ed è plausibile  che anche il nostro stile di vita debba essere oggetto di  mutamenti importanti se vogliamo davvero uscirne. Pensate ai danni incalcolabili che ha prodotto  questa economia speculativa come quelli ambientali e sociali che si ripercuoteranno anche sulle generazioni a venire.


 

E così mentre la banca centrale Europea sgancia ancora miliardi di euro, 530 per l’esattezza, per finanziare chi ha fattivamente contribuito alla crisi, la vita di milioni di persone restano appese ad una angosciante incertezza, i rubinetti al piccolo credito vengono negati ai giovani intraprendenti come alle piccole imprese, cuore pulsante della penisola. E tutto accade proprio oggi, giorno in cui  l’Istat fa sapere che i giovani occupati rispetto al 2008 sono calati di 1 milione. Insomma un’altra buona notizia.


Questa Pasqua non a caso è segnata da uno scontro sociale senza eguali,  tra il tira e molla di una riforma del lavoro di cui  ancora si sa poco niente e che ha fatto versare lacrime da premio oscar  a personaggi istituzionali che ci volevano far credere di essere veramente preoccupati per il  destino dei cittadini che neppure li hanno votati.


E la Pasqua non finisce così. Ci sono gli ultimi suicidi che rappresentano solo la punta dell’Iceberg di un disagio giunto ai limiti dell’esasperazione, dove i deboli, da qualunque estrazione sociale  essi provengano,  vedono la vergognosa morte come l’ultimo gesto estremo per uscire dall’inferno di una vita a cui è stata cancellata la dignità.
Insomma una Pasqua di delusioni e di limitazioni, ma non per questo di rese incondizionate da parte di una società civile ferita ma ancora capace di reagire.
Le mobilitazioni annunciate in questi giorni  sono la dimostrazione evidente che qualcosa, anche se con una certa lentezza,   si sta muovendo.

 

La coscienza che il giocattolo Italia si sia rotto è ormai nota. E’ sotto gli occhi di tutti. Anche la politica  dopo l’ultimo scandalo  che ha investito direttamente la Lega, il partito che un tempo cavalcò l’onda di “Mani pulite”, cede ulteriormente sotto gli atti giudiziari che mettono in luce il pensiero italiota dei furbetti che predicavano bene e razzolavano male, anzi malissimo. A conferma che l’occasione fa l’uomo ladro ad ogni latitudine, che se siamop al 69mo posto per corruzione nella classifica stilata da Transparenzy International una ragione ci sarà.


E alla fine passerà anche questa festività pasquale,  ma la crisi no. Quella resterà a ricordarci che dobbiamo cambiare strategia e che nonostante i vani tentativi stiamo andando nella direzione sbagliata. E bisognerà farlo in fretta perchè quando la pancia è vuota si annebbiano le menti e la rabbia sale a dismisura. Dobbiamo scongiurare che le frustrazioni accumulate da anni di politiche inesistenti, da futuri negati alle nuove generazioni alle ingiustizie sociali, trovino improvvisamente una valvola di sfogo comune, irrefrenabile. Insomma un’onda anomala che sarebbe davvero difficile fermare.

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