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Un suicidio al giorno tra chi ha perso il lavoro

ROMA – Il Secondo Rapporto dell’Eures presentato oggi è a dir poco preoccupante. Solo nel 2012 sono stati ben 336 gli imprenditori che si sono tolti la vita.

Nel dettaglio, riporta sempre lo studio, 192 vittime erano lavoratori in proprio come artigiani e commercianti e 144 imprenditori e liberi professionisti. 
Insomma emerge un quadro sconfortante in cui sono i disoccupati a presentare l’indice più alto (17,2), seguiti con scarti significativi dagli imprenditori e liberi professionisti (10 suicidi ogni 100 mila imprenditori e liberi professionisti), colpiti dalle fluttuazioni del mercato e, come noto, dai ritardi nei pagamenti per i beni e servizi venduti (in primo luogo da parte della Pubblica Amministrazione) e dalla conseguente difficoltà di accesso al credito. E poi c’ un altro indice scoraggiante, questa volta geografico. Oltre la metà dei suicidi, infatti, censiti nel 2010 avviene al Nord, a fronte del 20,5% al Centro,e del 26,1% al Sud. Il triste primato se lo aggiudica la Lombardia (496 casi),seguita da Veneto (320) e Emilia Romagna (278). Insomma regioni che fino a poco tempo fa erano considerate meno esposte alla crisi.
E la Cgia di Mestre fa  notare che molti dei piccoli imprenditori che nei mesi scorsi hanno compiuto questo gesto estremo, si erano visti negare dalle banche prestiti per importi di poche migliaia di euro. 
Per questo motivo la Regione Veneto ha approvato  un fondo di solidarietà di 6 milioni di euro gestito dalle Prefetture in collaborazione con i Consorzi Fidi. “Un modello che dovrebbero adottare tutte le regioni,  – ribadisce il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi –  per bloccare questa emorragia di suicidi che ha colpito decine e decine di imprenditori.

 

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Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, commenta così: “Sono dati drammatici che segnalano il clima di incertezza e scoraggiamento che c’è nel nostro Paese. Tutta la classe dirigente è chiamata in causa e dovrebbe riflettere. Invece di indicare la strada della ripresa la politica – ha aggiunto – sta indicando un percorso di incertezza e di ulteriore sacrifici che produce questo clima di oscuramento”.
E ancora: “Noi sosteniamo invece – ha aggiunto Bonanni – che ci sia bisogno di un clima nuovo, come è già avvenuto con successo in altri momenti della storia del nostro Paese. Ci vuole un patto sociale in grado di dare una prospettiva positiva, di crescita, e di fiducia tra i lavoratori e nelle imprese». Per il leader della Cisl, «occorre uno scatto di orgoglio ma anche di responsabilità della classe dirigente. L’Italia è stanca di tutti questi predicatori dei sacrifici».


Tuttavia i dati diffusi dall’Eures sono solo la punta dell’iceberg di un problema purtroppo noto e conseguente ad una crisi economica dove le banche fanno da padrone. All’appello mancano i precari, i disoccupati e  un’altra fascia a rischio che chiamano “esodati”, tanto per restare nel clima di episodi biblici che hanno segnato grandi cambiamenti, almeno per chi ci crede. E di esodati delle varie categorie ce ne sono tanti in giro per l’Italia. Per farsi un’idea basta affacciarsi a piazza Montecitorio, perchè un giorno sì e l’altro pure c’è sempre un manipolo di persone che manifestano il loro dissenso contro il governo, che denunciano una situazione insostenibile, oppure chiedono esclusivamente che la loro voce non rimanga inascoltata come troppo sovente accade.

Ma il risultato rimane immutato. Se fosse un film si potrebbe intitolare “quel che resta del giorno”. Perchè dopo qualche riga sul giornale, qualche bella foto d’effetto schiaffata in prima pagina, la questione cade nell’oblio e le persone abbandonate a loro stessi. E’ solo una questione di tempo.

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