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La Francia al voto. Hollande in vantaggio su Sarkozy con le incognite del primo turno

ROMA – Alla vigilia del primo turno elettorale per le presidenziali, la Francia si interroga ancora su quale candidato abbia le maggiori chance di successo. Ma nonostante i ben dieci candidati all’Eliseo, l’attenzione è tutta per i due fieri rivali Sarkozy e Hollande.

Ma si sa, in Francia – e in altri sistemi elettorali a doppio turno – il primo voto è dato col cuore, il secondo – al ballottaggio, cioè – con la testa.
E il cuore dei francesi sembra battere a sinistra, per Francois Hollande. Sebbene l’aurea da funzionario di partito non lo renda carismatico e particolarmente telegenico, Hollande trasmette affidabilità, onestà, ordinarietà.
E forse è proprio quello che chiedono i francesi, e sempre di più le cittadine e i cittadini in Europa, dopo una stagione di protagonismo, affabulazione mediatica e individualismo populista. Non che Hollande rappresenti una novità nel panorama politico, considerato che è stato il segretario generale del Partito Socialista per oltre un decennio, ma di certo incarna un modello alternativo di società, in cui l’equità sociale torna al centro del programma. Proprio il suo programma elettorale, improntato a correttivi fiscali per una maggiore e più equa redistribuzione della ricchezza, e per incentivare l’assunzione dei giovani in una sorta di patto generazionale, pare aver convinto in francesi.
O almeno così dicono i sondaggi, che lo vedono in vantaggio per la vittoria finale sullo storico rivale Sarkozy.
Nicolas Sarkozy è infatti il Presidente uscente con la popolarità al livello minimo nella storia della Repubblica. I media d’oltralpe dicono ironicamente che sia proprio lui il miglior alleato di Hollande: con i fallimenti della sua Presidenza e un pervicace attaccamento ai temi della sicurezza e dell’immigrazione, che forse ha ceduto il passo a questioni socio-economiche più pressanti.
Un Sarkozy e un UMP che perde pezzi. Pezzi da novanta. Se infatti il premier François Fillon manifesta più o meno velatamente il suo dissenso con il Presidente e la volontà di cercare altri approdi politici, l’ex-ministro Martin Hirsch fa addirittura pubbliche dichiarazioni di voto pro-Hollande.

La sintesi dello scontro è comunque l’Europa, o meglio il rapporto tra la Francia e l’UE: mentre Sarkozy infatti insiste sugli accordi budgetari europei e sul pareggio di bilancio, per Hollande è necessario rivedere i trattati fondamentali dell’UE e concentrare gli sforzi sulla crescita più che su politiche di rigore per il pareggio di bilancio, meno che meno inserirlo nell’ordinamento come norma costituzionale.
Le posizioni sono dunque nette, le divergenze chiare, in un agone democratico che per civiltà e maturità ha pochi rivali al mondo.
Ma, dicevamo, quello di questo primo turno sarà un voto di cuore: quindi i due primi attori se la dovranno vedere con gli altri candidati, in particolare due.
Eva Jolie, accreditata di un consenso che potrebbe andare oltre la soglia abituale di apprezzamento dell’area verde-ecologista, raccogliendo anche i voti di coloro che credono nel volano di crescita e occupazione rappresentato dalla green economy.
Jean-Luc Mélenchon, portabandiera di una area social-comunista che non vuole accontentarsi della discontinuità ordinata del Partito Socialista, ma propone un’alternativa di Stato e di sistema di relazioni economiche e sociali.

Due candidati in odore di sorpresa, due spine nel fianco soprattutto di Hollande. Sul fronte dell’estrema destra, Marin Le Pen raccoglie, sempre nei sondaggi, i voti della parte peggiore della Francia razzista, xenofoba, nazionalista nel senso negativo del termine, ma anche di giovani che non vedono  prospettiva, futuro.
E poi, l’undicesimo candidato, l’unico senza volto e senza nome, ma accreditato di un considerevole 25% che potrebbe mischiare, e molto, le carte in tavola: l’astensionismo.
Alle urne l’ardua sentenza.

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