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Il caso Martinelli e le tasse da pagare. Parte la campagna di guerra di Lega e berlusconiani

I segnali ci sono tutti. Dopo che Luigi Martinelli ha tenuto in ostaggio per mezza giornata gli impiegati di “Equitalia” in un paesino del bergamasco e la Lega lo difende a spada tratta (quella di Alberto da Giussano), assumendosi le spese legali (con quali soldi, quelli del finanziamento pubblico?), capiamo immediatamente dove la destra berlusconiana e i demagoghi padani puntano: alle elezioni della prossima primavera, come sempre hanno fatto da quando esistono, si presenteranno agli elettori come i paladini del cittadino vessato e spremuto dai vampiri del governo Monti e dalla sinistra comunista. Ancora una volta i loro interessati elettori si berranno la storia di uno Stato ingiusto, di uno Stato che preleva perfino il sangue delle sue vittime e di un comunismo interno che punta realmente all’esproprio proletario (in alcuni casi sarebbe perfino giusto).

Il messaggio sarà chiarissimo per la gran massa dei cittadini che evadono le imposte. Votare per la Lega e per il Pdl significherà quello che ha sempre significato: imprenditori, artigiani, professionisti potranno pagare discrezionalmente le loro imposte, a seconda delle spese che devono affrontare (le vacanze ad Ibiza, l’affitto della barca e quello delle superpalestre, il fitness, la sostituzione del Suv che ha già due anni di età e così via) ed «Equitalia» si dovrà dare una calmata: vanno bene gli accertamenti ma «Adelante, Pedro, con juicio», bastando pensionati e lavoratori dipendenti con la loro fedele Irpef a finanziare il gettito fiscale, considerando che (dati forniti dal Ministero dell’Economia)  essi rappresentano l’88% dei contribuenti e finanziano il 93% del gettito fiscale, mentre i lavoratori autonomi vi partecipano solo per il 7%.

Perché, alla fine, prendere le parti di Luigi Martinelli questo vuol dire (poi, certo, si tratterà pure di un imprenditore senza più un euro e che evade proprio perché non può più pagare). Da che cosa deriva il debito che avrebbe maturato con il fisco? Dai mancati versamenti delle imposte sul reddito? O dal fatto che non ha versato i contributi all’Inps dei suoi dipendenti? O forse dal mancato versamento dell’Iva già riscossa? In tutti questi casi, lui, come decine di migliaia di altri imprenditori, è in palese difetto e non vediamo quali giustificazioni possa accampare. La crisi non gli consente più di pagare le imposte? Ma questa giustificazione deve valere soltanto per gli imprenditori e non anche per i lavoratori dipendenti e per i pensionati da mille euro al mese che, comunque vadano le cose, si vedono prelevare l’imposta personale ogni santo mese? Già perché forse non si riflette a sufficienza su questo punto, la crisi non guarda in faccia a nessuno e colpisce tutti, ma proprio tutti, anche se imprenditori e professionisti ritengono che a subirne il peso siano soltanto loro, i ceti cosiddetti “produttivi”.

Ed allora, di cosa stiamo parlando? E perché difendere Luigi Martinelli, che a differenza di altri imprenditori del ramo pulizie, non ha onorato il suo impegno con lo Stato e va in giro armato a sequestrare gli impiegati dell’Agenzia delle entrate che fanno il loro dovere? Gli insopportabili demagoghi padani potrebbero dare qualche risposta, possibilmente in una lingua e sintassi comprensibili da una persona mediamente istruita? Grazie.

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