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Equitalia. a Torino protesta imprenditore che ha chiuso l’azienda

TORINO – Con un dazebao affisso davanti alla sede torinese di Equitalia, un imprenditore del settore alimentare «costretto a chiudere la sua azienda», protesta non solo e non tanto contro le tasse, ma «per l’assenza dello Stato italiano» nei «controlli contro la concorrenza sleale, la corruzione, la delinquenza».

Accanto al cartello, c’è anche lui, Augusto Cassotta, 53 anni: «Sono qui da quattro giorni – dice – e da oggi con il primo di una serie di cartelli che scriverò per raccontare cosa non va in Italia». Cassotta racconta di avere dovuto chiudere, il 7 agosto del 2010, la sua azienda di panificazione, che aveva 23 dipendenti. «Il costo della farina da grano duro era aumentata del 330% in sei mesi, una causa persa con un dipendente che avevo sempre pagato mi è costata 180 mila euro. Ho combattuto per 35 anni di lavoro durissimo, fino a 20 ore al giorno, contro corruzione, minacce, vertenze sindacali giusti e ingiuste. Contro tutto questo c’ero io, lo Stato italiano dov’era??. È giusto pagare le tasse – aggiunge Cassotta – ma lo Stato, per potere chiedere, in cambio deve dare qualcosa». «In Italia – chiude il lungo messaggio sul tazebao – scappano i cervelloni ma anche tanti piccoli imprenditori, peccato!».

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