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Qualcuno deve pur dirlo, ora basta con Giuliano Ferrara

Oggi l’Elefantino, cioè Giuliano Ferrara, pubblica su “Il Foglio” un editoriale contro Roberto Saviano (“Qualcuno deve pur dirlo, ora basta con Roberto Saviano”). Un attacco violentissimo, alla vigilia della nuova trasmissione televisiva che vede impegnato lo scrittore su “La7” insieme a Fabio Fazio (“Quello che non ho”, oggi, domani e mercoledì, in prima serata).

Ferrara trae spunto dal fatto che a Saviano, il settimanale «L’Espresso» ha affidato la celebre rubrica “L’Antitaliano” che per decenni è appartenuta a Giorgio Bocca («un tipo tosto» scrive l’Elefantino). E perché Ferrara scalpita tanto per quella che a molte persone avvedute appare come una quasi scontata discendenza giornalistica? Lasciamo parlare le parole accecate dal livore del direttore del “Foglio” riferite a Saviano: «Uno che non ha mai detto nulla di interessante, che non ha un’idea in croce, che scrive male e banale, che parla come una macchinetta sputasentenze, che brancola nel buio di un generico civismo, che è stato assemblato come una zuppa di pesce retorico a partire da un romanzo di successo». A parte la metafora della zuppa di pesce, che la dice lunga sugli ingordi appetiti dell’Elefantino, non abbiamo mai letto un attacco così viscerale contro uno scrittore che ha avuto il grandissimo merito di far conoscere agli italiani i crimini di una mafia, quella dei casalesi, di cui, fino all’uscita di «Gomorra» nessuno sapeva nulla, a parte i magistrati che li combattevano.

È talmente cieco il furore di Ferrara che potrebbe apparire non soltanto un attacco personale, che in fondo è ampiamente consentito dal diritto di critica e di dissenso in una società democratica, ma un attacco propriamente politico, rivolto soprattutto a quei magistrati che osano indagare sui collegamenti fra criminalità organizzata e determinati personaggi politici che hanno dominato la Campania in questi ultimi anni.

Infatti, che senso ha attaccare in questo modo Roberto Saviano e la sua trasmissione televisiva da parte di uno come Giuliano Ferrara che ci propina ogni sera da anni il suo sermone berlusconiano subito dopo il TG1, profumatamente pagato con soldi pubblici, con ascolti che sono infinitamente inferiori a quelli che riesce a fare Saviano? E in base a quale decisione di un ipotetico Politburo sovietico, così tanto amato in gioventù dall’Elefantino, si dovrebbe dire basta a Saviano e non anche a Ferrara?

Aggiungiamo per dovere di sincerità: anche a noi non piace per niente Roberto Saviano in televisione. La sua proverbiale timidezza è incompatibile con un racconto televisivo. La melassa di applausi (uno ogni trenta secondi circa) e i buoni sentimenti di Fabio Fazio (micidiali quelle liste recitate nella trasmissione dell’anno scorso) aggiungono, poi, uno stile sdolcinato che rovina le stesse idee dello scrittore napoletano. Ma mai ci verrebbe in mente di dire “Basta con Saviano”; almeno fin quando le sue trasmissioni non facciano il vuoto di audience, risultando un inutile sperpero di denaro pubblico. No, Elefantino?

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