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L’Italia fa indignare. Il New York Times scende in piazza in difesa di Villa Adriana

ROMA – L’Italia ha una grande capacità: quella di fare indignare il mondo. E questa volta non c’entrano le battute infelici dell’ex premier Silvio Berlusconi, che ha fatto del Bel Paese la barzelletta del globo, bensì l’incapacità di politiche e attenzioni su tutte quelle risorse “naturali” che ci ritroviamo in casa nostra senza aver fatto nessuno sforzo.

Parliamo del patrimonio artistico mondiale, il cui 62% si trova proprio in Italia. Peccato che, in buona e mala fede, nessuno sembra accorgersi mai  di questo “petrolio” che ci hanno lasciato in eredità le civiltà passate. Crollano le chiese, i monumenti si sbriciolano, le antiche città come Pompei cadono a pezzi e, ciliegina sulla torta,  si aprono discariche a Corcolle-San Vittorino, ad un passo da uno dei siti più prestigiosi e suggestivi dell’epoca romana:  Villa Adriana. Addirittura il New York Times si dice pronto a scendere in campo se dovesse essere realizzato lo scempio di una discarica a pochi passi da un luogo protetto dall’Unesco e  patrimonio dell’umanità.

La conferma arriva dal principe Urbano Barberini, coordinatore del Comitato  Salviamo Villa Adriana che sabato prossimo promuoverà, accanto al Fai, a Italia Nostra, al Wwf Italia, a Legambiente, agli istituti di archeologia italiano e tedesco la manifestazione  Porta il cuore a Villa Adriana nell’ambito del progetto  Save Italy  di Philippe Daverio. Ed ha aggiunto Barberini: “Il prefetto Giuseppe Pecoraro e il governatore del Lazio Renata Polverini non si devono rendere responsabili di un crimine culturale che rimarrà come una macchia indelebile sul nostro Paese. Confido nell’attenzione e soprattutto nella sensibilità del premier Monti, che dovrà incontrare a breve il prefetto Pecoraro che saprà difendere i suoi ministri, Clini e Ornaghi, e la legalità nell’interesse del Paese”.

E così succede che mentre la maggior parte degli italioti, di politici rampanti, di manager dalla risposta facile continuano a parlare a vario titolo di ipotetiche crescite per il Paese, che probabilmente mai ci saranno, si dimentica che questo prezioso patrimonio andrebbe protetto, curato e preservato per le generazioni future con attenzioni particolari e non abbandonato in balia degli eventi o venduto al miglior offerente.
Ma non solo. Perchè questo museo a cielo aperto, che ci invidiano in tutto il Mondo,  potrebbe creare tanti nuovi posti di cultura. Il passo è più facile di quello che sembra. Basta aprire gli occhi.

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