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Ho vinto io. Per non dimenticare le vittime della mafia

 

Lunedì 21 maggio su RaiTre in programma un documentario con Rosaria Schifani, vedova di Vito, agente della scorta di Falcone, e “Il segreto di Borsellino” di Carlo Lucarelli

ROMA – “Vi perdono, ma vi dovete inginocchiare…”. Tutti ricordiamo questa frase pronunciata da Rosaria Schifani, moglie giovanissima di Vito, agente della scorta di Giovanni Falcone, il giorno dei funerali. E tutti ricordiamo il momento in cui la notizia entrò nelle nostre case con la forza di quei 500 kg di tritolo che furono in grado di far saltare quel pezzo di autostrada siciliana e di consegnare alla storia quel nome, Capaci. E tutti ricordiamo ciò che avvenne 57 giorni dopo. Sono passati 20 anni, ma le emozioni sono le stesse. Rese ancora più forti e presenti da quel clima di tensione e paura che l’attentato a Genova e la morte della studentessa di Brindisi sono stati in grado di creare. Facendoci ripiombare indietro di 20 anni.

Proprio per non dimenticare, per fare in modo che quelle morti possano avere un senso, lunedì alle 21.10, su RaiTre, andrà in onda un documentario di Felice Cavallaro, “Ho vinto io”, in cui Rosaria Schifani in prima persona racconta la sua storia: una storia di dolore e di coraggio, la storia di una donna che, lasciando Palermo, ha saputo offrire al figlio, oggi ventenne, la possibilità di ricominciare. Ma questo non le ha impedito di cercare sempre i perché della mafia e soprattutto i perché di quella tragedia che gli ha stravolto per sempre la vita. Rosaria sarebbe dovuta intervenire alla presentazione del documentario alla quale hanno preso parte anche il Ministro Cancellieri e il Capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone. Ma non ce l’ha fatta. Sono trascorsi 20 anni, ma il ricordo, le ferite sono ancora troppo vive. Eppure Rosaria ha vinto. E con lei tutti coloro che ogni giorno lottano per la legalità. Abbiamo vinto tutti, perché sabato l’Italia ha deciso di scendere in piazza, immediatamente, di rispondere con la forza della pace, di dire no alla paura, no alla violenza, di far capire a chiunque pensi di metterci in ginocchio che l’Italia e gli italiani ci sono, uniti, al di là di qualsiasi colore politico, al di là dei problemi economici. L’unità, la rabbia che scoprimmo 20 anni fa all’indomani delle stragi di Capaci e via D’Amelio sono ancora vive dentro di noi. Questa è la nostra vittoria.

Lunedì 21 maggio, a seguire, in programma “Il segreto di Borsellino” di carlo Lucarelli: “Ricordare fatti del passato, in questo paese, non è mai soltanto fare memoria. Lo sarebbe se questi fatti appartenessero davvero al passato. Raccontarli significa portare avanti una trama che non finisce mai. È così per gli omicidi e le stragi del ’92 e del ’93, per Giovanni Falcone e paolo Borsellino: raccontarne la storia non può ancora essere una celebrazione e uno stimolo, ma sempre un’indagine. Ce ne accorgiamo anche noi tutte le volte che cerchiamo di farlo. Ad ogni puntata che abbiamo dedicato a queste vicende, ogni volta che tornavamo ad occuparcene, dovevamo aggiungere fatti, notizie e dubbi in più rispetto alla puntata precedente. E lo sviluppo delle inchieste più recenti ci fa pensare che da raccontare ne avremo ancora tanto. Perché in questo strano paese il passato non solo è sempre presente, ma riesce ad essere anche futuro”.

 

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