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Venezia 69. «80!»: 10 rarissimi film restaurati

VENEZIA  – Nel 2012 la mostra  cinematografica di Venezia compie ottant’anni e celebra l’ importante traguardo con una retrospettiva che comprende una scelta di dieci film – sette lungometraggi e tre corto/medio metraggi – presentati nel corso delle mostre precedenti,   selezionati in base al criterio della rarità,  con il restauro di  elementi delle Collezioni dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, l’ ASAC.

I film depositati presso l’ASAC, in molti casi copie uniche di opere perdute, rappresentano un patrimonio prezioso e di notevole rilevanza documentale. Un’operazione a salvaguarda della memoria di  opere dimenticate e inaccessibili che, dopo la prima mondiale a Venezia, vengono avviate verso  forme di diffusione commerciale valorizzando  il patrimonio dell’ASAC e creando forme di ulteriore redditività. Secondo una concezione che  oggi si espande:  cultura fa ricchezza,   crescita  spirituale  ed economica.
 Stefano Francia di  Celle attraverso un lavoro di ricerca, verifica dei materiali e realizzazione delle vie di  restauro, ha selezionato film che hanno un contenuto storico-psicologico e sono, tranne uno o due,  uno specchio inedito del nostro recente passato:
 Poslednjaja no?’ (L’ultima notte) di Julij Jakovlevi? Rajzman (Urss, 1936, 100’, 35mm, bianco e nero). Dal pluripremiato regista “ufficiale”  del cinema sovietico, la Rivoluzione d’Ottobre vista attraverso le vicende di una famiglia operaia e una borghese.

Dieu a besoin des hommes di Jean Delannoy (Francia, 1950, 100’, 35mm, bianco e nero). Gli abitanti della selvaggia isoletta di Seil vivono il loro bisogno di spiritualità in modi non convenzionali.  Il film ottenne il riconoscimento internazionale e della Mostra.

Gengis Khan di Manuel Conde e Salvador Lou (Filippine, 1950, 91’, 35mm, bianco e nero) Film d’avventura girato rocambolescamente in lussureggianti ambienti naturali. Manuel Conde é figura di spicco del cinema filippino. 
 
Il brigante di Renato Castellani (Italia, 1961, 174’, 35mm, bianco e nero). La copia Asac è l’unica traccia della versione lunga del film. La storia di un contadino calabrese che occupa latifondi ingiustamente accusato di omicidio. Premio Fipresci alla Mostra del 1961.

Free at Last di Gregory Shuker, James Desmond e Nicholas Proferes (Usa, 1968, 73’, 16mm, col.). Documenta la marcia su Washington di Martin Luther King nel 1968. La copia originale Asac è l’unica esistente al mondo.

Pagine chiuse di Gianni Da Campo (Italia, 1968, 98’, 35mm, bianco e nero). Film ingiustamente dimenticato, che incarna la vena intima e pacata della contestazione giovanile.

       –  Stress-es tres-tres- di Carlos Saura (Spagna, 1968, 94’, 35mm, bianco e nero). Road-   movie      che scava nella condizione e nelle fantasie della coppia moderna.  
 
Pytel blech (Un sacco di pulci) di V?ra Chytilová (Cecoslovacchia, 1963, 44’, 35mm, bianco e nero). La tronfia retorica educativa del comunismo dall’interno di un ostello della gioventù.

Zablácené m?sto (La città nel fango) di Václav Táborsk? (Cecoslovacchia, 1963, 8’, 35mm, bianco e nero). Nel nuovo quartiere in costruzione di Praga evitare il fango è la preoccupazione principale dei cittadini.
     
Ahora te vamos a llamar hermano di Raoul Ruiz (Cile, 1971, 13’, 35mm, col.). Una testimonianza sulla prima legge proclamata da Allende che dichiara gli indiani Mapuches cittadini a tutti gli effetti, con tutti i diritti relativi. Unica copia sopravvissuta.

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