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Fiat di Pomigliano. Lavoratori coraggiosi

ROMA – Una sentenza esemplare del tribunale di Roma: Fiat, nello stabilimento di Pomigliano deve assumere 145 lavoratori iscritti alla Fiom, su 2093 assunti non ce ne è neppure uno della  Fiom. Un accidente?

No perché  un caso così può verificarsi una volta su dieci milioni.19 lavoratori coraggiosi,visto il clima esistente nellen fabbriche Fiat, che fanno causa, un sindacato, la Fiom Cgil che non  molla la presa,  presenta, nella persona del segretario generale, Maurizio Landini ricorsi ai tribunali contro le discriminazioni della Fiat, la linea Marchionne che non tollera la presenza del più forte sindacato delle tute blu nei propri stabilimenti. Il governo assiste, silente, vogliamo dire complice anche se pensiamo sia una scelta voluta a strappi della Costituzione che riguardano i diritti sindacali, le libertà dei lavoratori, la democrazia nei luoghi di lavoro.  La Confindustria non si fa viva, cerca di pagare il minor prezzo possibile dalla fuoriuscita dai suoi ranghi dell’ad del Lingotto Solo il Pd fa sentire la sua voce, ma ordini del giorno, proposte di legge, presentate per risolvere il problema della rappresentanza vengono perse in qualche cassetto del Parlamento. I ministri Fornero e Passera trovano il tempo di andare a rendere omaggio al  “capitano coraggioso, il manager con la maglietta girocollo. Ma non hanno neppure un minuto per dare un’occhiata a quanto succede negli stabilimenti del Lingotto, dove vige un doppio regime, cassa integrazione a più non posso, perfino nel “ santuario” di Mirafiori e discriminazione  sindacale. I referendum sugli accordi firmati, a scatola chiusa, dalle organizzazioni dei metalmeccanici di Cisl, Uil,Fismic,Ugl  e altre sigle inventate per l’occasione,sono solo uno strumento di ricatto nei confronti dei lavoratori .

I Capi e i capetti si sostituiscono ai  sindacalisti, fanno loro direttamente la propaganda perché i lavoratori diacano si ad accordi truffa  che fanno saltare il contratto nazionale,rendono ancor più pesanti  le condizioni di lavoro, eliminano, di fatto, le rappresentanze sindacali, fuori la Fiom perché non ha firmato gli accordi. Nel frattempo tutti gli impegni presi da Marchionne, un futuro roseo per le  fabbriche italiane, dopo i successi statunitensi finanziati dal denaro pubblico, saltano uno dietro l’altro. Fino a qualche giorno fa quando viene rimessa in discussione la produzione della Panda. Fiat è specializzata in discriminazioni, la Fiom, nella storia del grande gruppo ha pagato sempre un prezzo alto. In una fabbrica Fiat di Marina di Pisa lo sciopero, di fatto, era proibito, ti trasferivano nel reparto “ 0”, un reparto “ confino” dove non potevi  avere contatti con gli altri lavoratori. Uno solo poteva scioperare liberamente, cosi Fiat poteva dire ci vuole può scioperare. Ma Marchionne ha toccato una vetta più alta: far fuori dalle fabbriche un intero sindacato, “reo” di aver respinto accordi capestro.A Pomigliano non c’era neppure bisogno di far fuori la Fiom,bastava non assumere i lavoratori iscritti al sindacato della Cgil. Ora arriva questa sentenza, storica, perché è la prima volta che accade. Certo tante volte la Fiom ha vinto la partita, i dirigenti sindacali di fabbrica sono tornati al lavoro per le sentenze emesse dai tribunali. Qui l’eccezionalità del caso è data dal fatto che la sentenza ordina di assumere lavoratori iscritti alla Fiom  sulla base del precedente rapporto fra lavoratori e iscritti al sindacato. Prevede inoltre per i diciannove “coraggiosi” un indennizzo di tremila euro. Una sentenza apripista per mettere a punto una legge sulla rappresentanza sindacale e per dar corpo agli accordi fra Confindustria e sindacati. C’è anche una voce che stona: E’ quella di Bonanni ,insieme ad altri della Uil che non riesce a nascondere la sua antipatia per le tute blu della FiomCgil

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