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ROMA – E’ boom di sfratti per morosità. A dare la “triste” notizia è l’Unione Inquilini che nel suo sito internet ha anticipato i dati, (ancora incompleti ndr), del ministero degli Interni riferiti al 2011. Insomma una vera e propria “tragedia che   – come  sottolinea l’UI – è uno tsumani che travolge le nostre città e tracima anche nelle province e nei piccoli centri”.

Si parla, quindi, di una sofferenza sociale i cui dati fanno rabbrividire: “quasi 64mila nuove sentenze di sfratto emesse nel 2011, di cui quasi 56mila per morosità e 124mila richieste di esecuzione forzata. Gli sfratti per morosità, sempre nel 2011,  sfiorano il 90% del totale delle nuove sentenze emesse, contro l`85% dello scorso anno”.
E non è tutto, perchè secondo le stime dell’Unione Inquilini gli sfratti nei prossimi tre anni potrebbero raggiungere quota 250mila. E la maggior parte delle persone, ovvero l’87%, non paga perchè non è in condizioni di far fronte ai canoni esagerati che un mercato impazzito e senza regole propone.

Per questo l’associazione inquilini ha chiesto formalmente al governo  “una sospensione immediata dell’esecuzione di tutti gli sfratti, compresa la morosità incolpevole e uno stanziamento straordinario per ripristinare un fondo sociale per gli affitti adeguato alle esigenze delle famiglie in difficoltà. Senza tralasciare l’esigenza di un piano straordinario per gli alloggi popolari, utilizzando con priorità il patrimonio pubblico e le aree pubbliche.”

Tuttavia per mettersi ai ripari da questa piaga sociale dilagante la colpa è soprattutto delle mancate politiche abitative dei vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese. Ora si invoca il ritorno all’equo canone o comunque a canoni calmierati per permettere ai potenziali sfrattati prezzi equi per risollevarsi da una situazione, che secondo le previsioni, peggiorerà. L’Italia, infatti, è uno dei pochi paesi che non hanno mai dimostrato concretezza sul tema “casa”. La Francia o i paesi del nord Europa su queste tematiche potrebbero insegnare, visto che molti di loro da anni hanno adottato misure efficaci recuperando gran parte degli edifici pubblici andati in disuso ricollocandoli nel mercato a canoni accettabili che variano a seconda del reddito dei cittadini che ne fanno richiesta. E il successo è garantito, anche perchè gli standard delle abitazioni sono apprezzabili e possono accontentare tutte le fasce sociali, proprio per non creare i cosiddetti “ghetti”.

Premesso che la crisi economica abbia ulteriormente amplificato il problema, l’Italia non ha finora posto dei rimedi validi. Com’è possibile, infatti, che il mercato degli affitti sia una vera e propria jungla senza regole, per di più in uno Stato dove le paghe e le pensioni sono le più basse d’Europa? E per quale motivo la speculazione immobiliare continua nonostante la maggior parte delle famiglie italiane sia entrata in una sorta di cronica sofferenza economica?
  Insomma, gira e rigira si torna sempre alla politica alla sua subalternità ai poteri forti e alle scelte sbagliate dei nostri governanti, che ben presto potrebbero scatenare delle anomalie sociali con tutte le conseguenze che ne derivano.

Piace ricordare che ci sarebbe un piccolissimo testo, davvero importante, dove si sancisce che “ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e  della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.
Non è parte di qualche trattato rivoluzionario di Karl Marx, bensì l’articolo 25 della dichiarazione dei Diritti dell’uomo firmata anche dall’Italia nel 1948. Anche questa è una regola da osservare, o meglio da far ricordare a chi  ha la memoria corta.

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