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Maroni è il nuovo segretario della Lega Nord. E Bossi piange

L’ex ministro dell’Interno è stato eletto segretario della Lega Nord per alzata di mano al quinto congresso del Carroccio al forum di Assago. Il voto è stato espresso a scrutinio palese. Presenti in sala 614 delegati su 630. Maroni ora si dice pronto a lasciare Roma

MILANO  – “Oggi non c’è una nuova Lega, oggi riparte la Lega Nord per l’indipendenza della Padania». Così Roberto Maroni nel suo intervento, come nuovo eletto alla segreteria federale del Carroccio, dal palco di Assago dove si è svolto il congresso leghista.

 

«Dobbiamo tornare a parlare alla gente di cose concrete, di problemi concreti», ha sottolineato l’ex ministro dell’Interno, che si è detto molto «emozionato e commosso» dall’accoglienza dei militanti. «Abbiamo passato momenti duri, difficili – ha continuato – non sarà facile recuperare la fiducia di chi non ci ha votato più perchè convinto che la Lega sia uguale agli altri partiti».
«Voglio che la Lega torni ad essere la Lega Nord, la  potentissima come è stato negli ultimi decenni», ha proseguito Maroni con un riferimento al progetto fondativo del movimento, lanciato nel 1989 al congresso della Lega Lombarda, a Segrate, quando Umberto Bossi ideò il movimento che avrebbe riunito tutte le formazioni autonomiste.

Maroni poi punta subito al nocciolo del suo programma, ovvero quello di portare la Padania ad essere uno stato indipendente e la Lega ad essere il primo partito della Padania che continuerà a fare pulizia al suo interno qualora ce ne fosse bisogno. Non mancano le solite provocazioni che per essere dette da un ex ministro fanno rizzare i capelli: «Anche noi abbiamo una Grecia al collo che ci sta strozzando, una Grecia che abbiamo sempre mantenuto. È il momento di dire basta. Dobbiamo issare alta la bandiera del nord perchè è la strada per arrivare all’indipendenza – precisa Maroni – . Se i nostri governatori e sindaci riusciranno a creare questa rete che fa le battaglie della lega credo che riusciremo a vincere questa guerra di liberazione».

L’ex ministro si è detto addirittura  pronto a lasciare Roma e i suoi Palazzi del potere. «L’impegno della Lega è qua. Via da Roma può essere la strada e se sarà la strada, allora via da Roma». E po: «Il problema sono le alleanze? Ma chi se ne frega di allearsi con chi sostiene il governo Monti – ha proseguito – via da Roma vuol dire via dalle poltrone, via dalla Rai, via dai doppi
incarichi».

Insomma dal palco Maroni è scatenato. Sembra voler dare battaglia a tutto e a tutti pur di apparire come il salvatore della patria leghista.  Non mancano neppure aspre critiche al governo Monti: “«Vanno bene gli slogan ma dobbiamo dare più concretezza all’azione politica della Lega, porci degli obiettivi veri e raggiungerli. Il primo obiettivo è licenziare il governo Monti senza possibilità di reintegro».

Alla fine della votazione che ha decretato la nomina a segretario di Maroni, Umberto Bossi, in lacrime, ha voluto citare  la storia biblica di re Salomone che deve decidere a quale di due madri dare un bambino conteso e ha detto: “Bisognava impedire che la Lega si distruggesse, qualcuno non l’ha capito, questo ho fatto io.. allora il bambino è suo”, di Maroni.

Dal canto suoi Maroni ha così commentato la sua nomina: “Non me l’ha ordinato il medico di fare il segretario federale. Il segretario  lo voglio fare come deve essere fatto da Statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre e con il coinvolgimento di tutti”. “Vorrei che da domani – dice Maroni si ricominciasse a lavorare tutti insieme”. “Chi è qui per chiacchierare a vanvera può andarsene domani mattina”. “Ripartiamo con grande forza”, “la Lega Nord per l’indipendenza della Padania”.

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