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The Way Back. Sopravvivenza in salsa occidentale. Recensione. Trailer

ROMA – Il film è ispirato al libro “The Long Walk: The True Story of a Trek to Freedom” di Slavomir Rawicz. Siamo in piena seconda guerra mondiale. Sette persone condividono un luogo ed un sogno. Il luogo, severo, terribile, è un Gulag sovietico in cui le speranze di sopravvivenza si riducono ogni giorno che passa.

Il sogno è di fuggire, riconquistare la libertà. Anche fosse solo per pochi istanti. Se il gelo siberiano avesse la meglio, per lo meno sarebbero morti da uomini liberi.

Il film di Peter Weir ci illustra una fuga concitata e soprattutto un interminabile viaggio della speranza che viene man mano ad assumere le caratteristiche di una discesa agli inferi. I gironi, data anche la progressiva stanchezza del gruppo, sono sempre più temibili. Dal freddo siberiano, dopo un estenuante percorso lungo il lago Bajkal, si passerà al torrido deserto del Gobi, per terminare poi sulle impervie montagne dell’ Himalaya. In questi scenari grandiosi e letali viene testata la più ancestrale delle motivazioni umane: la volontà di sopravvivere. La lotta contro le forze della natura permea a tal punto la costruzione narrativa del film e lo spazio mentale dei personaggi da esserci spazio per poco altro.

L’approfondimento psicologico sostanzialmente non c’è ed I fuggitivi, immersi in una dimensione primitiva, quasi non parlano neanche fra loro.  Tramite una sorta di “realismo ” nudo e crudo ci viene dunque presentato un paesaggio degno dell’ “alba dell’uomo”. L’entrata in scena di Irena cambia le carte in tavola.  Grazie a lei e alle sue capacità relazionali i fuggitivi, abbruttiti da condizioni di vita a dir poco precarie, paiono  riacquistare la loro umanità. Il prologo e l’epilogo del film del resto danno senso ad una fatica che perfino la propria sopravvivenza, da sola, non giustificherebbe. Analizzando il film da un altro punto di vista è interessante sottolineare  come il comunismo sovietico (ma non solo quello) è presentato sostanzialmente come il male assoluto. In questo contesto, perfino un assassino che aiuta i fuggiaschi (Colin Farrell) può passare per un semplice anticonformista. Fossimo in periodo di guerra fredda non ci sarebbe di che meravigliarsi. Nel 2012 invece viene da chiedersi il senso di questa operazione. Forse è solo il desiderio di puntare intensamente i riflettori su accadimenti (come le torture nei Gulag) spesso passati sotto silenzio. Più probabilmente c’è anche una volontà sottilmente sciovinista di esaltare la presunta superiorità universale di valori occidentali filo-americani. E si sa che a pensar mal si fa peccato, ma…

REGISTA: Peter Weir
SCENEGGIATURA: Peter Weir e Keith Clarke
ATTORI: Jim Sturgess, Ed Harris, Saoirse Ronan, Colin Farrell, Mark Strong
FOTOGRAFIA: Russell Boyd, ASC
DURATA: 128′
USCITA NELLE SALE: 6 luglio 2012

The way back – trailer
 

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