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Nel nome del rock. Ultima serata all’insegna del metal

PALESTRINA – Standing ovation per Ovo e Godflesh nell’ultimo concerto della rassegna di quest’anno. Domenica 8 Luglio si è concluso l’evento Nel Nome Del Rock. La serata è stata all’insegna del Metal. Ospiti della serata,  Antony’s Vinyls, (gruppo inizialmente brit pop nato nel 2009 in provincia di Roma, ma i cui suoni via via sono diventati più acuti, distorti) Low-Fi, Ovo, Godfles, la band più attesa, visto il grande ritorno,  dopo anni di assenza.

Tanto metal, per tutti i gusti, da quello  alla Nine Inch Nails, dei Low-Fi, a quello strumentale che confluisce in noise puro degli Ovo, band indie-noise rock composta da Bruno Dorella e Stefania Pedretti, fino a quello più industrial dei Godflesh. Grande attenzione, clima molto solenne durante le esibizioni in particolare degli Ovo e Godflesh, parecchio attesi dal pubblico intervenuto.

Una forma di sperimentalismo per gli Ovo, unita ad una tecnica impeccabile, specialmente nel caso di Dorella,  che mostra il frutto di anni di lavoro, padronanza professionale, preparazione da parte di un musicista (e rumorista come viene anche definito) come lui. Lei, Stefania Pedretti, nel progetto degli Ovo è la voce, con timbro lacerante, graffiante, che alterna  urli di pura rabbia a litanie disperate.

Sono le 23 quando scendono del palco e le luci si spengono per lasciare spazio agli altri illustri colleghi originari di Birmingham, capitanati dall’ex chitarrista dei Napalm Death, Justin Broderick. Sono un gruppo che ha fatto la differenza nel settore, con progetti particolari, che oltre all’uso della chitarra, dei suoni distorti , vede la presenza nella musica dei Godflesh, dell’utilizzo di altri suoni, della drum machine in assenza della batteria. Proiettano immagini che per i profani sembrerebbero rappresentare scene infernali,  in realtà sono tratte dai testi sacri (Bibbia), filmati (la pratica dei filmati dietro il gruppo che si esibisce è abbastanza diffusa per il genere), la voce del cantante che tutto mette a tacere e che arriva con le distorsioni di basso e chitarra, dritta alla testa, al cuore, al petto, quasi volesse farvi a brandelli. E se la sensazione alla fine del concerto è stata quella di avere i timpani fuoriuso, beh, si tratta ironicamente di un complimento!

Ma al di là dell’ironia, ammesso che  non tutti possano essere metallari (dichiarati o presunti), ieri sera abbiamo avuto davanti dei professionisti, che se hanno raggiunto il successo, se lo sono ampiamente meritato, al di là del gusto musicale personale. Quando c’è una preparazione, uno studio, un lavoro dietro il risultato si vede! Ed è innegabile.

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