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“Aveva capito che i calciatori sono una massa di bambini avidi e viziati, gente convinta che il proprio tenore di vita sia un diritto, qualcosa di scontato, e non una variabile che dipende, come per qualsiasi altra categoria, da fattori chiave, tipo il tempo che passa, il talento, la fortuna.

Una categoria che pensa che viaggiare in Mercedes e scoparsi le ragazze più belle sia un proprio diritto naturale, e che, pur di continuare a goderne, è pronta a tutto ma proprio a tutto. Uomini inclini alle scorciatoie e ai tradimenti, diseducati alle sofferenze sin da ragazzini, robaccia. Hri, quando raramente parlava di loro, li chiamava scarafaggi. Li disprezzava, profondamente e genericamente”.

Così pensa Hri lo Zingaro, il  macedone Hristyan Ilievski, l’uomo chiave dell’inchiesta sul calcio scommesse,   trentacinquenne precocemente usurato, che Marco Mensurati e Giuliano Foschini hanno incontrato mentre era latitante a  Skopje, per un’intervista apparsa su “La Repubblica”  l’11 marzo 2012. L’intero colloquio con il protagonista di questo romanzo-verità è agli atti ed è stato utilizzato da magistratura e polizia per condurre le indagini.   “Lo zingaro e lo scarafaggio” é la trasposizione sotto forma di fiction di una lunga e articolata inchiesta giornalistica condotta da Foschini e Mensurati sulla “Gomorra” delle partite truccate. Alcuni soggetti che compaiono nel libro sono già stati condannati dalla giustizia sportiva, altri hanno patteggiato la pena ammettendo le proprie responsabilità, altri sono in attesa del procedimento sia sportivo che penale.

“Lo zingaro e lo scarafaggio” conduce tra i meandri oscuri del calcio,  narrato in presa diretta, con stile confidenziale, è un agile road movie tra autostrade italiane, Skopje e Singapore, illumina personaggi ora desolanti, ora pietosi, ora raccapriccianti,  sicuramente veri e al di fuori dei clichés. C’è la storia del “Gattone”: Marco Paoloni, il portiere bello, alto due metri, “malato di scommesse. Il più malato. Una malattia che prima lo rovinò come atleta, poi come uomo, e infine anche come criminale”.  C’è la partita amichevole tra Bahrain e Togo, quotata dai maggiori bookmakers internazionali, che finì 3 a 0 per il Bahrain, ma non perse il Togo, persero gli attori:  quattordici ragazzini di colore, con la divisa del Togo e un fisico vagamente atletico, assoldati per un copione scritto in anticipo. “La partita fu una meraviglia, basta andare a recuperare le immagini su You Tube, con i finti difensori togolesi che entravano scomposti in ogni parte del campo (…) e quelli del Bahrain che (…) si guardavano in campo assai stupiti”

Ci sono storie di calciatori famosi, come Beppe Signori, uomini allo sbando, spogliati della luce “divina”, vittime di una forma di “tossicodipendenza” dannosa per gli altri e loro stessi. “Lo zingaro e lo scarafaggio” si legge volando, demistificante, sa intrigare anche i non patiti del calcio, punta i riflettori su una realtà che i tifosi rimuovono e per il bene dello sport dovrebbero conoscere: “I calciatori – scrivono gli autori – quelli in attività soprattutto, tendono a considerarsi immortali. Dopo, magari, si accorgono che non è così”.

Bahrain-Togo  3 a 0

 

Lo Zingaro e lo scarafaggio

di Marco Mensurati, Giuliano Foschini

Euro 17

Editore Mondadori

Pag. 191

Uscita: 10 luglio 2012


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