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Assange, Quito offre l’asilo. Ecuador e Gran Bretagna ai ferri corti

ROMA – Mentre Julian Assange  accoglie la decisione dell’Ecuador di dargli l’asilo politico,  come una vittoria significativa, i toni diplomatici si surriscaldano. Ha ragione il fondatore di Wikileaks quando afferma che “le cose adesso diventeranno più stressanti”, e aggiungiamo più pericolose.

L’Ecuador ha già infatti denunciato di aver ricevuto minacce dalle autorità britanniche di prendere d’assalto l’ambasciata di Quito a Londra, dove Assange è ospite da almeno due mesi.
E l’Ambasciata si è spinta oltre avvalendosi di una legge del 1987, ovvero  il Diplomatic and Consular Premises Act, tra l’altro mai applicata,  che in teoria le consentirebbe di arrestare Julian Assange all’interno dell’ambasciata.
La legge, infatti, darebbe   il potere di revocare lo status di una rappresentanza diplomatica se lo stato in questione «cessa di usare la sede per gli scopi della sua missione o attività consolare» ma solo se questa azione è «consentita sulla base del diritto internazionale».  Insomma, se le forze di polizia dovessero entrare con la forza nell’ambasciata potrebbe innescarsi una vera e propria crisi planetaria sul piano diplomatico.
Il Foreign Office, dal canto suo,  non intende mollare, tant’è che definisce la vicenda “deplorevole” e mantiene inalterata la volontà di estradare il fondatore di Wikileaks,  accusato in Svezia di molestie sessuali e stupro, e di non concedergli in alcun modo un salvacondotto.

E lo stesso fa il governo ecuadoregno che ha ribadito fermamente  la decisione di concedere asilo politico a Julian Assange. Tra l’altro il ministro degli Esteri ecuadoregno Ricardo Patino ha chiesto alla Svezia garanzie che Assange non sarebbe stato estradato negli Stati Uniti una volta trasferito dalla Gran Bretagna, ma la Svezia  non le ha mai date.
Patino ha spiegato che il suo governo ha preso la decisione dopo che Gran Bretagna, Svezia e Usa si sono rifiutati di garantire che Assange non sarà estradato negli Stati Uniti, dove il fondatore di Wikileaks teme di essere processato per la diffusione dei documenti diplomatici riservati. «Se fosse estradato negli Usa, Assange non riceverebbe un processo equo e potrebbe essere giudicato da tribunali speciali o militari», ha detto il ministro. «Sarebbe
sottoposto a trattamenti crudeli e degradanti e condannato all’ergastolo o alla pena capitale», ha aggiunto Patino. «Di conseguenza, l’Ecuador sente che i timori di Assange sono veritieri, che Assange potrebbe essere vittima di persecuzione politica a causa della sua decisa difesa della libertà di espressione e di stampa», ha spiegato il capo della diplomazia di Quito.

Al momento la situazione è delicatissima. Vi sono all’esterno dell’Ambasciata, che si trova nel quartiere Knightsbridge diversi attivisti pro Assange,  si sono già registrati  scontri tra gli agenti della polizia britannica e un gruppo di sostenitori e tre di questi sono finiti in manette. Nel caso in cui la Gran Bretagna si dovesse avvallare di questa legge i militari potrebbero entrare in azione con tutte le conseguenze che ne derivano.
E non sarebbe un bello spettacolo per la diplomazia.

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