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La politica di “non notizie”, tormentone per i cittadini

ROMA – Invece delle notizie  i giornali ormai diffondono solo “non notizie”. Sono  queste a raccontare le cronache della politica, a determinare le interviste, a fornire argomenti per gli editorialisti, gli esperti, i tuttologi.

I retroscenisti ci sguazzano con le loro fantasiose ricostruzioni, il giorno dopo scrivono il contrario di quello che coi avevano propinato il giorno prima. Ma che vuol dire, si tratta appunto di “retroscena”. Cambia il retro e cambia la scena. Poi ci sono le interpretazioni delle interviste. E’ lo stesso giornalista che ha intervistato il personaggio che per allungare brodo le interpreta il giorno dopo e si apre il dibattito. Si dice che la politica non interessa più le persone normali, i cittadini, che c’è disaffezione verso i  partiti. Certo i media danno un contributo notevole ma sono le forze politiche che alimentano le non notizie, sono le dichiarazioni a raffica dei dirigenti  dei partiti, degli stessi ministri, di Monti che creano disaffezione.

Le responsabilità dei media e quelle dei partiti

 Ormai ogni giorno gli argomenti sui quali i media, le televisioni,le radio, il web si cimentano sono due: il primo riguarda la legge elettorale. Viene data per fatta, ci sarebbe l’accordo. E su  questa notizia arrivano dichiarazioni, interviste, chi è d’accordo e chi non lo è,dibattito, rissa, scontri fra i partiti. In effetti è una non notizia perché ogni giorno si scrive che l’accordo è vicino ma si fa presente che su due questioni ancora vi è discussione fra Pdl, Pd e Udc, i partiti che sostengono il governo Monti, ma anche alòl’interno di questi partiti. Chi sta all’opposizione, l’Idv in particolare, si scatena e Di Pietro definisce, quella che è in effetti una no notizia una “superporcata”. Vediamo le due questioni su cui ancora non vi è accordo. Riguardano i dilemmi preferenze o collegi uninominali,  premio di maggioranza al partito che vince o alla colazione che vince. Si tratta della sostanza della legge elettorale. Quindi l’accordo non c’è. Non sarebbe più utile  attendere , se e quando, vi sarà, l’accordo con la proposta che deve andare all’esame del Parlamento? Al cittadino interessano due cose. La prima riguarda la possibilità di scegliere chi inviare in Parlamento, la seconda, collegata  alla prima, sapere che con il suo voto determina la formazione del governo. Quello che Bersani ripete in continuazione: concluso lo scrutinio si deve sapere chi governerà.

L’Europa, la Bce, la Bundesbank

La seconda questione riguarda l’ Europa , il ruolo della Banca centrale europea, gli interventi a gamba tesa  di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, che ogni giorno ripete il “niet” della grande banca tedesca all’acquisto di titoli dei paesi in difficoltà  come proposto da Mario Draghi . “ Renderebbe governi-afferma- come disdenti da una droga”. Ed ogni giorno con cadenza monotona sull’argomento si scambiano visite, incontri, messaggi i leader dei governi. Un vorticoso giro che vede in movimento in particolare Monti, Hollande, Merkel. Un posto particolare spetta a Samaras, il leader greco, che bussa alle diverse porte per chiedere una dilazione di due anni per sistemare i conti. C’è chi sarebbe propenso a rispondere positivamente, chi come il ministro delle Finanze tedesco è irremovibile sul no . La Merkel, come si suol dire , la butta in valzer. Guarda lontano, al problema dell’unificazione politica dell’Europa. Cosa importante ma ci vorrà qualche anno se tutto va bene. Ed ora? Attendiamo sia il verdetto della Corte costituzionale tedesca che deve dire se gli impegni presi dai governi per affrontare il problema spread  sono in linea con la Carta della Germania. Poi altra attesa, ad ottobre, quando la “troika” ( Bce, Fondo monetario, Commissione Ue) esprimerà il suo parere sulla situazione della Grecia. Se fosse pollice verso-dice Samaras- sarebbe una tragedia non solo per la Grecia, ma per l’intera economia europea e non solo. Bene, anzi male, ma ogni giorno si riciclano interviste, dichiarazioni, editoriali. Ma le notizie non ci sono.

Un vocabolario del governo invece di progetti concreti

Per concludere, campioni di non notizie in questi ultimi tempi sono i ministri di Monti. Ognuno annuncia un suo progetto, in particolare Fornero parla di piano per i giovani, detassazione per le imprese che fanno formazione, cuneo fiscale. Un altro, un vice parla di eliminazione dell’Iva per chi  opera nel settore delle infrastrutture. Niente di niente. Nove ore di maratona del consiglio dei ministri  non forniscono alcuna notizia, nel senso di iniziative concrete. In realtà si sono scritte  le voci di un vocabolario, tante voci con a fianco la descrizione di cosa si potrebbe fare. Come, quando, con quali risorse,Niente. Però ai giornalisti si sono rilasciate dichiarazioni che parlavano di “ rivoluzione nella scuola”, “rivoluzione nella sanità”. Ed ogni giorno i media si sono cimentati con queste “ non notizie” scoprendo che non ci sono rivoluzioni ma solo dichiarazioni di intenti. Pare che una delle poche certe sia l’aumento delle tasse per le bevande gassate e delle multe per chi vende alcolici ai minorenni. Si dice per mettere qualche soldino in cassa e intervenire a sostegno delle persone non autosufficienti. Questa è una notizia. Ma ci rifiutiamo di commentarla. Per il rispetto che comunque si deve all’istituzione governo.

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