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Nuraxi Figus è una polveriera. Il Governo decida presto. Pili a -373 metri

CAGLIARI – Prima giornata di occupazione della miniera di miniera sarda di Nuraxi Figus, a Gonnesa, nel Sulcis dove da ieri notte sono barricati circa 80 minatori della Carbosulcis si sono asserragliati, con un blitz, a 373 metri di profondità.

A parlare, all’esterno è Sandro Mereu della Rsu dei minatori che a nome dei 470 minatori della Carbosulsis ha dichiarato: «Attendiamo una risposta dalla riunione de 31 agosto al Mise, ma non possiamo attendere oltre e la riunione di venerdì per noi è decisiva perché da troppo tempo riceviamo solo promesse».e questa mattina, dopo avere incontrato i incontrato i lavoratori ed i sindacati della Carbosulcis, nelle viscere della terra è sceso anche l’ex presidente della regione Sardegna, il deputato Mauro Pili. «Una protesta a sostegno della vertenza dei lavoratori sino a quando – ha fatto sapere- non sarà convocata la Camera per affrontare l’argomento. Sostanzialmente questa è una miniera di carbone, l’unica in Italia, una delle più importanti in Europa che attende ormai da tre anni uno sbocco produttivo nel senso che si sta cercando di realizzare un sistema integrato di “miniera-centrale elettrica- cattura e stoccaggio della CO2” che rappresenta una delle tecnologie più avanzate nel mondo tant’è che ne esistono 4 sul Pianeta e consentono di evitare l’inquinamento atmosferico delle centrali di nuova generazione.

 

Questo progetto è però bloccato, il Governo non da ancora nessun parere, ci sono le lobby, quelle che fanno capo all’Enel, che tentano di bloccare in tutti i modi, mentre i lavoratori vogliono avere una risposta perché entro il 31 dicembre di quest’anno deve esserci il bando europeo per individuare il soggetto privato che governi questo processo. Tutto questo non sta avvenendo ed i lavoratori hanno perso “sostanzialmente la ragione”  – ha detto Pili- ed hanno deciso di compiere quella azione che in questo territorio purtroppo da anni si ripete. Essa è una scelta estrema di mobilitazione in fondo ai pozzi. 373 metri sotto terra credo che sia davvero la più estrema delle proteste a cui potevano arrivare i minatori».  Insieme ai lavoratori della Carbosulcis, donne ed uomini,madri e padri famiglia anche 350 kg di esplosivo. «Il fatto che si sia dell’esplosivo è perché l’occupazione è arrivata all’improvviso ieri notte e non c’è stato il tempo per la dirigenza della miniera di portarlo via dalla riservetta in fondo ai pozzi – ha detto Pili-.

 

Questo ovviamente carica di maggior rilievo anche l’azione di protesta dei lavoratori. L’attesa è per una azione immediata dell’esecutivo del Governo Monti che deve dare una risposta ma io credo che il passaggio fondamentale debba essere quello di un decreto attuativo di quel decreto del Presidente della Repubblica del 1994 che sosteneva la finanzi abilità del progetto in base al CIP6 ovvero quelle formule che vengono utilizzate per finanziare l’eolico o le energie alternative. Credo che quella sia l’unica strada e sulla quale i lavoratori non hanno nessuna intenzione di retrocedere». La domanda pare essere scontata considerato che il decreto a cui Pili fa  riferimento è relativo al periodo in cui c’era al Governo Silvio Berlusconi, ma oggi di fronte al Governo Monti sostenuto oltre che da Bersani e Casini, anche da Alfano cosa ci si aspetta? «Ho già detto al segretario Alfano che occorre assolutamente affiancare la decisione del Governo di sostenere questo progetto comunitario – ha ribadito Mauro Pili- ma ho anche detto che tutte le lobbie trasversali che attraversano tutti i partiti a sostegno del progetto dell’Enel devono essere sconfitte. Questo è un progetto che non riguarda solo la Sardegna ma l’Italia. È un progetto di tecnologia avanzata che mette in campo la più importante risorsa carbonifera del nostro Paese. Voglio ricordare che il decreto fu firmato da Berlusconi e dal presidente della Repubblica di allora quindi credo che sia un impegno che debba essere mantenuto fino in fondo».

Intanto per domani mattina alle 10 è prevista una mobilitazione generale presso la miniera di Nuraxi Figus, organizzata dal gruppo Unidos, di tutta la popolazione sarda senza bandiere né strumentalizzazioni ma che vuole dire “basta” al monopolio dell’Enel che tiene in ginocchio il Sulcis.

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