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Libia, ambasciatore ucciso. Gli Usa mandano due navi da guerra

E’ caccia ad Al Qaida, responsabile dell’attentato. Obama Barack, avvertimento all’Egitto

ROMA – Dietro l’attacco sferrato ieri all’ambasciata americana, in cui hanno perso l’ambasciatore Chris Stevens ed altri 3 americani, c’è la mano di Al Qaida. Per questo fonti del Pentagono riferiscono che sono salpate per la Libia due navi da guerra , la  USS Laboon e la USS McFaul, armate di missili Tomahawk. Si tratterebbe di una misura preventiva, anche se l’obiettivo sarà probabilmente quello di stanare dei covi di Al Qaida, definito l’unico responsabile del violento attacco alla sede diplomatica di Bengasi. L’assalto, infatti,  – secondo Noman Benotman, ex membro del Gruppo Combattente Islamico Libico – è stato sferrato da una ventina di miliziani, che hanno agito sotto il nome delle “Brigate del prigioniero Omar Abdul Rahman”,  per  vendicare la morte di Abu Yaya al Libi, secondo nella linea di comando di al Qaida ucciso alcuni mesi fa.

”Gli Stati Uniti  – ha detto il presidente Barack Obama – restano vigili. Dobbiamo assicurarci di continuare a esercitare pressione su Al Qaida e gli affiliati in altre parti del mondo, come il Nord Africa e il Medio Oriente. Questa è una cosa che sono determinato a fare”. Ma non è tutto. Obama  ha lanciato un messaggio preciso anche al governo egiziano, considerando che anche l’Ambasciata al Cairo è  tuttora oggetto di contestazione da parte dei manifestanti, tant’è che la sede è presidiata dai blindati dell’esercito locale.

“Difendete la nostra ambasciata”, ha detto il numero uno della Casa Bianca. “Il governo egiziano non è né alleato né amico degli Stati Uniti”. Parole che vogliono mettere  in guardia contro un  vero grande problema  nel caso in cui il Cairo non sarà in grado di proteggere l’ambasciata americana nella capitale egiziana.

Ancora non è del tutto chiaro se l’organizzazione terroristica abbia approfittato della protesta scoppiata contro il film anti-islam, oppure abbia pianificato tempo prima l’attacco con la chiara intenzione di uccidere Chris Stevens. Di sicuro la confusione provocata dall’alto numero di manifestanti che hanno espresso il loro dissenso davanti all’ambasciata statunitense può aver aiutato i terroristi nella loro strategia di “morte”, iniziata con una granata lanciata all’interno del compound e proseguita con una interminabile sparatoria.

Secondo alcuni media la sede americana non era protetta dai marines come solitamente accade nelle ambasciate e quindi non aveva un alto livello di sicurezza.
Nel frattempo “I Fratelli Musulmani”, gruppo capitanato dal presidente Mohamed Morsi, ha annunciato per oggi altri proteste in tutto il Paese , sempre contro il film “Innocence of Muslim”, ovvero L’innocenza dei musulmani, ritenuto oltraggioso per il mondo islamico.

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