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In nomine “lupetto” Renzi, rottamiamo tutti

ROMA – “In un paese marchiato a fuoco dal delirio di potenza berlusconiana e da un establishment impermeabile al ricambio, la sfida lanciata a viso aperto da un trentasettenne è di per sé  una scossa salutare”: così un autorevole editorialista di un altrettanto autorevole quotidiano commenta la “ discesa in campo”  di  Matteo Renzi.

Un cronista, del medesimo giornale, estasiato, richiama la formula del giuramento pronunciato dal sindaco di Firenze , quella degli scout, “ pongo il mio onore nel meritare la vostra fiducia” e lo definisce affettuosamente il “ lupetto Renzi.” Verrebbe voglia di domandare all’autorevole editorialista se la sfida l’avesse portata un cinquantacinquenne sarebbe stato o no una “ scossa salutare”. Così come verrebbe voglia di  ar presenta al cronista un passaggio del discorso di Renzi che tanto gli piace. Riferendosi al sessantotto, il camerista afferma che  “ oggi si archivia un’intera cultura politica”.  Trattandosi di cultura è mai possibile archiviarla? Ci hanno provato in molti nell’arco della storia travagliata del mondo, dell’Europa, in Italia, a partire dal 1921. E poi, oltre alle castronerie genziane, ci viene da chiederci non si trova un giornalista, di quelli che vanno per la maggiore che bsi sporchi le mani, ci metta la faccia, si dice oggi, e chieda a Renzi se è sempre “ con Marchionne senza se e senza ma “, come ebbe occasione di dire mentre se la prendeva con l’articolo 18 e con i diritti dei lavoratori. Ma sorvoliamo.

 

Prendiamo per buono il fatto che la sfida di un trentasettenne è una “ scossa salutare”.  Noi diciamo: e vai, rottamiamo tutti. Non solo i politici, in particolar modo i dirigenti del Pd. Perché non risulta che Renzi voglia rottamare Monti, tanti ministri che non sono certo dei giovanotti. Ma sorvoliamo anche su questo e cominciamo a rottamare editorialisti e commentatori che da trenta anni e passa sono sulla piazza, ci dicono sempre le solite cose, ci fanno le prediche, ci parlano di sacrifici che tutti dobbiamo fare, ma quando sentono pronunciare la parola “patrimoniale” strillano perché così si fanno fuggire i capitali. Meglio che restino in Italia con l’evasione fiscale facile. Se hanno l’età della pensione si ritirino in buon ordine. Oppure possono ricominciare da capo, collaboratori volontari, con l’incarico di scrivere notizie brevi di nera. Se non  possono andare in pensione, ringrazino Elsa Fornero e ricomincino da capo, dal frequentare le scuole, elementari e poi sù sù. Come si sostentano: un buono pasto e una camera a tre letti. Questa dovrebbe essere la regola generale. Dai giornalisti agli economisti, ai professori che più che frequentare le aule universitarie si dilettano nello scrivere articoli come “esperti”. Andiamo oltre. I banchieri non sono pischelli, uno come Geronzi, è un arzillo vecchietto. Non lo vogliamo rottamare? Lo si metta a fare il cassiere, non  meglio all’ufficio carte di credito di qualche piccola banca di  paese. Uno come Bondi, non il tappetino di Berlusconi, ma quello che si occupa di fallimenti.  A differenza di Renzi e dei suoi estimatori crediamo che la professionalità e l’esperienza contino qualcosa. Sì largo ai giovani, massimo trentaseienne, al posto di Bondi e lui lo si può inserire in una sportello di un qualsiasi Banco dei pegni I manager che passano da un posto all’altro e si portano dietro paccate di euro, non avendo bisogno di fonti di sostentamento, c’è sempre la banca svizzeras dove possono prelevare, sarebbero utili per le scuola di formazione per cassa integrati da riciclare. Lavoro volontario, sia chiaro. Si potrebbe continuare. La smettiamo qui. O meglio ci sono gli operai, alcune categorie in particolare. Non c’è bisogno di rottamarli. Ci pensano tipi come Marchionne. E così si torna a Renzi e alla sua devozione  per l’ad del Lingotto.

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