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Regione Lazio. Renata Polverini e la finta rivoluzione delle ostriche

ROMA – Il ciclone Polverini ha lasciato il segno. Sovrana assoluta della Regione, del Consiglio regionale, della maggioranza e dell’opposizione.

Sì, anche di un’opposizione a cui la governatrice ha rubato i tempi e il ruolo, ergendosi a paladina della pulizia e della morale, sacra vestale dei tagli spietati. Roba da far invidia a Beppe Grillo. Ha alzato un polverone, minacciato fuoco e fiamme, salvo poi accontentarsi del taglio di qualche prebenda di troppo. Venti milioni di euro di spese in meno per il Consiglio regionale, ha dichiarato soddisfatta chiudendo la seduta del Consiglio regionale di lunedì. In realtà sono dieci, perché gli altri arrivano dalla mancata realizzazione di una nuova palazzina e non si tratta, dunque, di un intervento strutturale, destinato a durare negli anni. Ha annunciato l’eliminazione delle auto blu per l’ufficio di presidenza e i presidenti delle commissioni. Ma poi, si legge nel provvedimento preso dal medesimo ufficio di presidenza, le macchine di servizio non vengono eliminate, ma vengono eliminate “le assegnazioni”. Insomma non ce l’avranno più fissa, ma dovranno farne richiesta. Ci sarà pur un segretario per compilare i moduli. Ha annunciato l’eliminazione dei gruppi consiliari composti da una persona sola, ma ci vorrà una modifica al regolamento e l’iter si preannuncia tutt’altro che privo di ostacoli. I tagli veri , al momento riguardano la cifra mensile a disposizione di ciascun consigliere per “i rapporti con il territorio”, che viene dimezzata (da quattromila euro e rotti a duemila), ma sempre senza obbligo di rendicontazione. Riguardano le commissioni consiliari permanenti, che passeranno da sedici a otto e le tre “speciali” che saranno cancellate dal Consiglio regionale di venerdì. Bloccati anche i fondi relativi al “funzionamento dei gruppi” in attesa della definizione di un regolamento per il loro utilizzo. Che, come è facilmente prevedibile, sarà approvato in tempi rapidissimi.

Restano intatti i 13mila euro mensili che guadagna ogni consigliere. Resta invariato, fino alla fine della legislatura, il  numero degli assessori: passeranno da 16 a 10, ma solo dal 2015. Così prevede la proposta di legge sollecitamente approvata dalla Giunta. Restano, al momento, ben salde le due teste che la Polverini avrebbe voluto veder rotolare: quella del capogruppo del Pdl, Francesco Battistoni e quella del presidente del Consiglio, Mario Abbruzzese. Restano intatte le segreterie dell’ufficio di presidenza, in totale un centinaio di persone, un vero monumento al nulla, tagliati solo i consulenti, una ventina.

Eppure la Polverini furiosa ha vinto la partita, soprattutto quella mediatica. Questo il risultato più evidente della settimana più calda della storia della Regione Lazio. Sembra un paradosso: il partito più importante della maggioranza, il Pdl è al tappeto, dilaniato da accuse reciproche. L’opposizione aveva servita su un piatto d’argento l’occasione per il colpo del Ko. Ma la Polverini furiosa si è presa la scena, ha declassato lo scandalo delle spese facili a ruberie di un singolo, quel Franco Fiorito che con le sue 26mila preferenze ha dato una bella mano alla vittoria del centro destra nel 2010. Adesso è diventato “un tumore da estirpare”, un individuo da “prendere a calci nei denti”, un “furfante”. Lo dicono nell’ordine la Polverini stessa, Giorgia Meloni, Angelino Alfano. E le cravatte di Marinella, le ostriche, i festini con scenari dell’antica Roma? Si fa barricata unica: solo fango, il Consiglio regionale ha già voltato pagina. La giovane consigliera Chiara Colosimo, 26 anni, mandata nell’arena a rappresentare il Pdl ha potuto annunciare vittoriosa che il suo gruppo ha in atto una rivoluzione: eleggerà un tesoriere e  si affiderà addirittura a un commercialista per redigere i bilanci. Dal Pd arrivano timidi segnali di protesta: “Si poteva fare di più – tuona il capogruppo Esterino Montino – tagliando tutte le consulenze di Giunta e Consiglio, Asl comprese, si risparmiano 50 milioni di euro. Questa maggioranza è finita”. Già, così dovrebbe essere. Nei paesi civili una fattura gonfiata di pochi euro porta alle dimissioni immediate del responsabile. Qua, a Pisanopoli, migliaia di euro di fondi pubblici “usati per andare a puttane” (sono parole dell’avvocato Taormina, ex deputato di Forza Italia e legale di Fiorito), rafforzano la leader della coalizione. Che non sarà responsabile, ma che non può dire di non sapere.

Il problema è la quantità dei fondi erogati ai gruppi consiliari, su cui l’opposizione si è ben guardata dal protestare, così come sulle commissioni speciali, due delle quali assegnate all’opposizione stessa. La Polverini l’ha detto: tutti responsabili, io lavoro e voi gettate fango sul mio lavoro. Ha vinto lei. Per il momento. Perché da domani dovrà sistemare gli otto presidenti di commissione a spasso, i quattro capigruppo presidenti di se stessi che resteranno senza poltrona. Finito lo show dovrà tornare a fare i conti con quella maggioranza che ha il record negativo di provvedimenti approvati. E chissà come andrà a finire una storia che i cittadini continueranno comunque a pagare.

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