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Polverini, la mimesi e la catarsi, con il via libera del Pd

ROMA – Come un eroe della tragedia greca: Polverini la furiosa attraversa la mimesi, vestendo i panni della donna impavida senza macchia e senza paura, passa attraverso la catarsi delle scuse, dello sdegno e delle non dimissioni minacciate a più riprese e, alla fine, incassa anche il sostanziale silenzio di un’opposizione tremebonda di fronte alla spada fiammeggiante della governatrice.

Poco importa che una stampa incredibilmente silenziosa per due anni si sia improvvisamente svegliata e spieghi, una delibera alla volta, che quel meccanismo di finanziamento ai gruppi consiliari è stato creato con questa giunta, dal presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese con l’avallo politico della Polverini, quello tecnico del fido assessore al Bilancio Stefano Cetica, suo sodale fin dall’Ugl, e quello amministrativo del potente segretario generale della Pisana, Nazareno Cecinelli. Poco importa perché saranno loro le prossime vittime della furia dell’eroina senza macchia. Gli schizzi di fango rimbalzano sullo scudo lucente della sua armatura. E c’è da scommettere che le teste di Abbruzzese e Cecinelli saranno le prossime a rotolare. La spada della grande moralizzatrice sta lì, pronta, affilata. Abbruzzese resiste, ma l’indagine incombe.
E per la poltrona di presidente del Consiglio è pronto Francesco Storace che del resto il sistema Lazio lo conosce bene, avendolo governato per cinque anni, fino al 2005. Erano i tempi del Lazio gate, delle incursioni telematiche nella banca dati del Comune di Roma, dei bilanci delle Asl mai approvati. Erano i tempi delle truffe di Lady Asl. Ma sono passati sette anni e in questo paese la memoria storica non supera mai i due mesi. Per cui adesso il leader della Destra po’ vestire con grande efficacia storica i panni del fido scudiero e annunciare che i tagli decisi ieri dall’assemblea della Pisana “rappresentano una pagina di cui andare fieri. Nessuna istituzione ha mai approvato provvedimenti di questa entità”.

A dire il vero l’entità resta dichiarata. Di 22 milioni parla Polverini, dieci scarsi dice l’opposizione in un sussulto di orgoglio. Non resta che attendere il bilancio consuntivo per vedere che succede. Di certo, visto che le spese sono aumentate di 24 milioni dal 2010 (giunta Marrazzo) a oggi, al massimo la spada di Renata ha tagliato quello che lei stessa aveva aumentato.
Per quanto riguarda, invece, il potentissimo segretario generale della Pisana, l’avviso di sfratto gliel’ha mandato la stessa governatrice in aula quando ha precisato che la sera prima, parlando i dipendenti del Consiglio che guadagnano di più di quelli della Giunta, si riferiva “ai dirigenti e non certo ai funzionari, come il segreterio generale che sta qui alle mie spalle sa benissimo”. Il suo padrino politico, quel Claudio Fazzone, il ras delle preferenze di Fondi, se ne farà una ragione.

E l’opposizione? Non pervenuta. Il capogruppo del Pd, Esterino Montino continua a scusarsi per “l’errore che abbiamo commesso nell’accettare l’aumento dei fondi”. Come un pugile suonato saluta i tagli approvati ieri come una “bella pagina”, chiede “le dimissioni della Polverini”, ma solo perché “questa maggioranza non esiste”. Non per i toga party, non per quei 12 milioni di euro distribuiti in un anno ai gruppi consiliari senza controllo né logica alcuna, ma perché la Polverini, secondo Montino, non ha la maggioranza. E nei corridoi della Pisana c’è chi spiega quella frase con il tentativo di ripetere nel Lazio una sorta di operazione Lombardo. Sostituendo il Pd al Pdl nella maggioranza che sostiene Renata la furiosa, che il partito di Berlusconi non lo sopporta proprio più, malgrado abbia imposto il nuovo capogruppo, Chiara Colosimo, 26 anni,  un visino pulito. 
Di che stupirsi, del resto la differenza fra il Pdl e il Pd, alla Regione Lazio, è a tratti davvero impalpabile.

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