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Teatro Quirino. “Re Lear” con Michele Placido, da vedere. Recensione

ROMA – “Re Lear” è una tragedia in cinque atti scritta nel 1605-1606 da William Shakespeare. È, come molti drammi shakespeariani,  intrecciata di trame parallele,  affluenti di una storia che viene incrementata e illimpidita come un fiume vitale. Comincia con la decisione di re Lear di abdicare e dividere il suo regno fra le tre figlie Goneril, Regan e Cordelia.

Le prime due già sposate,  Cordelia con molti pretendenti, in parte perché la preferita dal padre. Re Lear propone una gara: ogni figlia riceverà una parte del regno proporzionale all’amore che a parole avrà saputo dimostrare a lui. Delle tre, solo Cordelia rifiuta l’adulazione, convinta che i veri sentimenti siano immiseriti da una prosternazione a proprio vantaggio. Sdegnato, re Lear, divide i suoi territori fra Goneril e Regan, mettendo al bando Cordelia. Dopo aver abdicato Re Lear scopre che l’unica persona sincera era Cordelia, che le sue sorelle hanno agito per interesse e lo  cacciano. Da qui un susseguirsi di tragiche battaglie, parricide e fratricide, le cui ultime parole sono: “Diciamo quello che sentiamo, non quello che conviene”

Il capolavoro di Shakespeare è stato adattato e personalizzato da Michele Placido che, insieme a Francesco Manetti ne è regista,  offrendoci una versione peculiare del personaggio conosciuto sul palcoscenico o sullo schermo. Placido è un re Lear in ciabatte, pigiama rosso che gli cade lasciandolo in mutande, un re stralunato e asciutto, elegante, con una chioma bianca bellissima, giovane nella sua ricerca di sopravvivenza e nel suo assordante dolore di padre di una prole  ingrata. Quasi a dire che chi ha fede nella procreazione, lo faccia gratuitamente,  generosamente, senza attendere riscontro alcuno.

Gli attori, tutti molto bravi, si muovono su una scenografia impressionista ed efficace, pennellate di colori cupi, accenni di rovine, costumi a metà, l’esplosione sul palco di un nudo maschile integrale, occhi cavati,  spruzzi di sangue che  fanno inorridire e dimenticare la finzione. Sentimenti forti, espressi con mimica erotica. Bella la colonna sonora, alcuni passaggi nello stile dei rapper. Un Re Lear elisabettiano condito con elementi pop. Contaminazione di antico e moderno che ha scatenato l’ applauso prolungato dei giovanissimi. Uno spettacolo da vedere.

Teatro  Quirino di Roma fino al 28 ottobre

Ercole Palmieri per Ghione produzioni

in collaborazione con Goldenart production

Michele Placido

RE LEAR        

di William Shakespeare

traduzione e adattamento Michele Placido e Marica Gungui

con Gigi Angelillo

Margherita Di Rauso Federica Vincenti

Francesco Bonomo Francesco Biscione

Linda Gennari Giulio Forges Davanzati

Brenno Placido  Alessandro Parise

Peppe Bisogno  Giorgio Regali

Gerardo D’Angelo Riccardo Morgante

scene Carmelo Giammello

musiche originali Luca D’Alberto

costumi Daniele Gelsi

disegno luci Giuseppe Filipponio

regia  Michele Placido e Francesco Manetti

 

 

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