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Vota Antonio, vota Antonio. L’inciucio spacca l’idv. Divisi anche i grillini. Cosi avanza il ‘nuovo’

ROMA – Il vento della nuova politica avanza. Peccato che, invece di portare aria fresca, metta quei brividi tipici dell’influenza autunnale.

Insomma sarebbe meglio tapparsi dentro casa, chiudere porte e finestre e soprattutto gettare il televisore dalla finestra, perchè come si suol dire “occhio non vede, cuore non duole”. Invece, al contrario siamo costretti a sorbirci l’ultima telenovelas della politica, con tanto di  ‘salto della quaglia’ annunciato. Una storia avvincente, di quelle costellate da lotte intestine, divisioni, incomprensioni e chi più ne ha più ne metta.
Insomma può capitare di tutto. Perfino di perdere le staffe, com’è successo a Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, che in un’intervista rilasciata all’Unità parla di Antonio Di Pietro come il nuovo Berlusconi. Insomma è a dir poco incazzato il deputato Idv, che tradito dai sentimenti più profondi, rivolge toni poco rassicuranti all’ex magistrato di mani pulite: “Siamo stati due giorni chiusi a discutere sul futuro dell’Idv e intanto Di Pietro si stava muovendo in direzione contraria. Con noi parlava di rilancio del partito, di date del congresso, poi va al Fatto quotidiano e dichiara sciolto il partito. È come Berlusconi, io con lui ho rotto definitivamente”.
E così ecco Donadi svelare  i retroscena scabrosi di un leader, che ora non riconosce più come tale e che sembra essersi coltivato in gran segreto il suo orticello personale. Insomma così fan tutte, direbbe Tinto Brass.

L’inciucio –  stando alle risposte di Donadi –  Di Pietro l’aveva già premeditato da tempo tra la benedizione di Casaleggio,  l’uomo ombra di Grillo, e annunci criptici di Marco Travaglio.
Poi ieri l’appello del comico genovese per Di Pietro al Quirinale ha lasciato intendere molto di più. Insomma Tonino e Beppino questa volta hanno tirato un gancio sinistro sotto la cintola e ora l’Idv rimane piegata in due senza fiato. Donadi, intanto, sta già organizzando “un’autoconvocazione dell’esecutivo nazionale che prenda atto che Di Pietro ha scelto un’altra strada”. E poi dice Donadi: “Vorremmo portare a Roma migliaia di militanti”. Speriamo non intenda fare anche lui una marcia.

Ma la saga non finisce qui. Mentre l’Italia dei Valori sembra una pentola a pressione pronta ad esplodere, lo tsunami colpisce anche il Movimento 5 Stelle.

Federica Salsi, la consigliera bolognese che ha partecipato a Ballarò, passa al contrattacco dopo le critiche lanciate da Grillo contro la sua partecipazione alla trasmissione televisiva. Anche lei delusa e rancorosa non è affatto tenera con il leader dei grillini: “Grillo ha deluso, è un maschilista vittima della cultura berlusconiana”. Addirittura lo definisce “degradante”. E poi, “non c’è la possibilità di un confronto alla pari quando l’altro pensa di essere dieci gradini sopra. Poteva telefonare per dirmi due parole”, lamenta Salsi. E a difesa della  consigliera bolognese sono già scesi in campo altri militanti grillini che non intendono sottostare ai diktat arbitrari di Grillo, sui quali sembra sia vietato polemizzare. Fosse solo questo. Salsi denuncia anche la scelte delle candidature interne al suo partito. “Spesso  al chiuso e tra gli amici” puntualizza.
“Tutti possono partecipare attivamente  – denuncia Salsi durante un’intervista rilasciata a Affaritaliani – ma la mia esperienza è che la selezione di chi viene candidato solitamente è fatta in modo chiuso, quindi prevalgono le dinamiche amicali. Insomma il problema esiste. Non ci sono meccanismi in cui si scelgono i migliori nella società. Entrano in gioco rapporti personali e non ci sono primarie aperte”.

Ma i guai non finiscono qui. La Salsi affonda un’altra dura critica, questa volta rivolta all’accordo segreto Grillo-Di Pietro. Si va dal “mi sento tradita”, fino ad arrivare alla minaccia di forme di protesta ben più “rumorose”, se non addirittura quelle di lasciare definitivamente il M5S. Parole che tuonano dentro le viscere di questo movimento che sulla carta dovrebbe partire dal basso.

E i protagonisti, quelli principali, neanche farlo apposta, tacciono. Ce li immaginiamo a mangiare caldarroste, magari nel salotto vista mare di Grillo, con un buon bicchiere di Tintilia o Moscato giallo del Molise, portati direttamente dalle terre di Tonino. Intanto all’orizzonte le onde s’increspano lasciando una traccia di schiuma bianca. E’ il vento del cambiamento che soffia. “Italiani!”

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