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“La sposa promessa”: catalogo illustrato di una famiglia a Tel Aviv. Recensione. Trailer

ROMA – Se non fosse per l’intento dichiarato della regista Rama Burshtein di aver voluto, con questo film, dar voce sul piano culturale e artistico alla comunità ebrea ultra-ortodossa, La sposa promessa (Fill the void) sembrerebbe quasi un film da esportazione.

Una sorta di catalogo illustrato della realtà in cui il film è ambientato ad uso e consumo di un pubblico non domestico. Presentato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia – e premiato con la Coppa Volpi per l’interpretazione della sua protagonista Hadas Yaron – il lungometraggio è una finestra aperta sulla vita di una famiglia di Tel Aviv, scandita dai riti del mondo chassidico. C’è di tutto, il battesimo e il rito della circoncisione, le feste del calendario ebraico, un funerale e naturalmente la cerimonia nuziale.

L’attenzione è concentrata su Shira, giovanissima figlia del rabbino della comunità e prossima alle nozze con un ragazzo che non conosce. Ma la morte improvvisa di sua sorella maggiore, deceduta dopo aver dato alla luce il suo primogenito, costringe la ragazza a ripensare il suo futuro. L’artefice dell’arresto è sua madre Rivka che viene a sapere del possibile trasferimento in Belgio di suo genero Yochai – e quindi di suo nipote – a sua volta promesso sposo a una vedova del posto. Rivka vuole a tutti i costi il neonato con sè e per questo cercherà di trattenere Yochai in famiglia chiedendo proprio a Shira di sposarlo. Yochai supererà le iniziali resistenze con facilità, mentre per Shira si tratterà di una dolorosa scelta fra il bene della famiglia e le convenzioni religiose, e la sua libertà. Le scelte di regia sono efficaci nel registrare lo stato d’animo cangiante di Shira: con una serie insistente di primi piani la macchina da presa registra, infatti, alla perfezione il ventaglio di reazioni della ragazza.

Fill the void è il film d’esordio dell’israeliana Rama Burshtein che della comunità descritta nel film fa parte con ogoglio. Per questo motivo non ci si poteva aspettare da lei una ribellione alle costrizioni e ai codici del suo ambiente. L’autrice evita qualsiasi confronto fra mondo laico e tradizioni religiose, condividendo un punto di vista interno alla famiglia, senza l’intrusione di qualsiasi sguardo alieno. Non mancano comunque alcune prese di posizione nei confronti di qualche personaggio. Rivka, ad esempio, è dipinta come un’egoista dal carattere duro, quasi autoritario, perfettamente a suo agio in un mondo matriarcale e improntato alla netta separazione fra i due sessi. Non mancano inoltre alcuni momenti che alleggeriscono la tensione drammatica del film e altri che possono essere interpretati come tali per l’assurdità delle situazioni che rappresentano, come la scena in cui il rabbino consiglia direttamente a una donna quale forno debba scegliere per la propria casa o la scena d’apertura, dove la madre mostra a Shira il suo futuro sposo in un supermercato. Un’altra location avrebbe sortito un effetto diverso.
La sposa promessa (Fill the void)
Scritto e diretto da Rama Burshtein
Con Hadas Yaron, Yiftach Klein, Irit Sheleg
Uscita 15 novembre

La sposa promessa – trailer

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