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Caro Renzi le primarie hanno delle regole. Basta rispettarle

ROMA – Il sindaco di Firenze, il cui risultato è frutto anche dei consensi al di fuori del centro sinistra, dovrebbe rispettare le regole delle primarie. Regole, che erano già state scritte dal partito e accettate da tutti i protagonisti coinvolti in questa fase che Pier Luigi Bersani ha definito come un banco di prova “riuscito” della democrazia.

Renzi, evidentemente,  che ha partecipato per dare uno scossone di cui probabilmente il centro sinistra aveva bisogno, serbava come unico obiettivo quello di vincerle queste benedette primarie. Forse già  vedeva la sua bella Firenze campeggiare di manifesti che lo indicavano come unico leader del centro sinistra o addirittura al Colle davanti al Capo dello Stato, attorniato da tanti “renziani” in doppiopetto, pronto a giurare fedeltà alla Repubblica italiana.
E così oggi, Renzi, forte del suo 35,5% chiede meno rigidità alle stesse regole che lui ha accettato. Insomma, ecco spuntare la solita caratteristica italiana, quella di “chiudere un occhio”. Ma come? E’ proprio Renzi  che azzarda una simile proposta? L’uomo del cambiamento, il rottamatore che vuole mandare a riposo la vecchia classe politica, l’innovatore che dovrebbe riscrivere il presente? C’è veramente da non crederci.
Ma non finisce qui. C’è un piccolo episodio che fa riflettere le mire ambiziose del sindaco di Firenze. Durante l’intervista alla trasmissione di Belpietro, gli viene chiesto se in caso di sconfitta resterà nel Pd. E Renzi risponde “assolutamente sì”.
E poi spiega che  i sondaggi  dicono che la sua corrente politica si attesta tra il 12% e il 25%. Forse il sindaco di Firenze ha intenzione di creare un suo nuovo partitino, oppure crede ancora che queste primarie le potrà vincere, ammesso e concesso che si chiuda un occhio, prerogativa a cui adesso si appella con vigore, chissà, magari in nome della buona amicizia.
Eppure Renzi continua a dire che in caso di vittoria l’Italia cambierà. Peccato che i cambiamenti dovrebbero avvenire su tutte le cose, anche quelle che lui stesso adesso contesta dopo averle accettate.

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