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Legge elettorale. Berlusconi blocca tutto. Il Pdl allo sbando

ROMA – Slittato l’approdo in Senato della legge elettorale. Perlomeno in tempi brevi anche se non esce dal calendario.Dopo la riunione della conferenza dei capigruppo, il presidente del Senato Renato Schifani  infatti ha comunicato all’aula che la commissione Affari costituzionali è autorizzata a riunirsi in qualsiasi momento, anche durante le festività di  Natale.

“Abbiamo condiviso la richiesta di lasciare la riforma elettorale all’ordine del giorno dell’aula del Senato – afferma la presidente dei senatori democratici, Anna Finocchiaro – ma in aula non si può andare senza un testo che  non abbia una larga condivisione. E questa “larga condivisione” non c’è  La riforma della legge elettorale sarà tema anche dell’incontro  notturno fra il premier Monti e il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, rientrato dalla Libia. Il consiglio dei ministri di giovedì dovrà affrontare anche il problema dell’election day  posto da Berlusconi come condizione indispensabile per mantenere l’appoggio al governo. Ma il Tar del Lazio ancora una volta ha bocciato la Polverini indicando come primi giorni utili per il voto il  fine settimana dell’inizio di febbraio. Un eventuale accorpamento del voto per le regionali, Lazio, Lombardia e Molise, con le politiche  dovrebbe vedere le dimissioni del governo a scadenza ravvicinata, con leggi importanti ancora da approvare. Insomma altre difficoltà si vanno ad aggiungere ad una situazione più ingarbugliata
 Il confronto tra i diversi schieramenti sta andando avanti serrato e senza particolari cedimenti dall’una o dall’altra parte. Berlusconi, rientrato a Roma, ha riunito i suoi fedelissimi a pranzo, per parlare ancora una volta di election day e legge elettorale. Sembra che l’ex premier voglia aspettare fino al prossimo Consiglio dei Ministri, che si riunirà giovedì, per stabilire se aprire o meno la crisi di Governo. Come previsto, Berlusconi ha disertato la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Per conoscere qualche dettaglio sul nuovo progetto politico dell’ex premier, di cui ormai si sente parlare ogni giorno, bisognerà aspettare ancora un po’. Il dato certo, per il momento, è che Berlusconi non sembra intenzionato a mediare, né sull’election day, né sulla legge elettorale. Pare che abbia detto ai suoi :“Non è possibile che a pochi mesi dal voto non si conosca la data delle elezioni e nemmeno il tipo di legge elettorale”. Quasi non fosse proprio lui  a bloccare tutto. Non solo il Tar del Lazio ha bocciato ancora una volta la Polverini e indica come data per le regionali il primo fine settimana di febbraio .
Il punto di vista del Cavaliere, sul Porcellum, è noto: l’ex premier è contrario all’introduzione delle preferenze, che non gli garantirebbe di influire direttamente sulla composizione delle liste, ma è favorevole al premio di maggioranza. È proprio rispetto  a questo che si sta consumando il dibattito politico di queste ore, come degli ultimi giorni. Roberto Calderoli, della Lega, ha espresso la sua contrarietà per il fatto che la sua proposta di introdurre un “ascensore” sia saltata.
“La mia proposta – ha affermato – è una norma di buonsenso ma a quanto pare qui il buonsenso non ce l’ha nessuno, pensano tutti ai cavoli loro. Intorno alla bozza l’accordo si era raggiunto ma qualcuno ci ha ripensato. Ieri l’ho detto, basta pagliacci in Parlamento.”
Per la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, la vera priorità da perseguire è quella di una legge elettorale che garantisca governabilità e coesione. Il vero ostacolo in questo senso, secondo la capogruppo, è rappresentato proprio dal Pdl:
 “La verità – ha detto la Finocchiaro – è che lo sconquasso che c’è dentro il Pdl crea un clima politico ovviamente ostile a qualunque tipo di riforma. Io non so se il Pdl può garantire la tenuta dei suoi gruppi verso una possibile intesa. Che cosa vuole Berlusconi?”.
Il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliarello, ha replicato alla Finocchiaro esprimendo disponibilità alla mediazione. E ha proposto una soluzione per scongiurare il rischio di frammentazione invocato dalla esponente Pd: quella di alzare al 5% le soglie di accesso al Parlamento per chi si presenta da solo e al 4% per chi si presenta in coalizione. Resta da vedere cosa succederà giovedì dopo il Consiglio dei Ministri. Sarebbe interessante anche conoscere l’esito della riunione del Pdl durata quasi cinque ore. Doveva essere Alfano a parlare, ma si è trincerato nel silenzio. Si sa solo che Berlusconi ha parlato di “tante cose, anche del Milan”.

Poi in tarda serata è arrivata una nota di Alfano, che ha impiegato a scriverla 2 ore di tempo. Dice solo che il Pdl è unito. Cosa a cui non crede nessuno.

 

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